Warcraft: L’inizio

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WARCRAFT: L’INIZIO

STRATEGIE VINCENTI

warcraft-movie-posterCosa rimarrà fra una decina d’anni di Warcraft: L’inizio, terzo lungometraggio per il cinema di Duncan Jones? Sarà ricordato per l’incredibile flop di pubblico e il massacro (esagerato e in parte ingiusto) della critica USA, o per l’incredibile trionfo ottenuto nel mercato cinese? Sarà ricordato come un semplice dato statistico, uno dei pochi film (l’unico in queste proporzioni, decisamente superiore ai dati di Pacific Rim, uscito tre anni prima) ad essere sopravissuto al disastro nel box office del primo mercato cinematografico mondiale grazie ai risultati orientali, o sarà invece ricordato come la pellicola che ha aperto la strada a nuove strategie di produzione e distribuzione per i blockbuster? E’ interessante riflettere sui dati: Warcraft è un film americano e hollywoodiano, e i suoi incassi nel paese d’origine sono al momento di “soli” 47milioni $ a fronte di un budget di produzione di oltre 160 milioni (cui vanno aggiunte tutte le spese di marketing).. si potrebbe tranquillamente parlare di un disastro commerciale con pochi precedenti negli ultimi anni, se non fosse che gli incassi nel resto del mondo ammontano a 385,2 milioni, dei quali 220,8 milioni nella sola Cina. Non occorre essere esperti di logiche di box office per capire che le cose non sono andate secondo la prassi: non era mai successo che un film americano ad alto budget facesse un flop di simili proporzioni in patria, per poi essere salvato in un mercato estero, che fino a pochi anni fa era del tutto secondario. Questo piccolo miracolo è frutto del lavoro decennale di due dei produttori più lungimiranti della Hollywood di oggi, Charles Roven e Thomas Tull, che con la Legendary Pictures (e in collaborazione con Warner Bros prima e Universal Pictures oggi) hanno creato un ponte col mercato cinematografico cinese, a partire dal trionfo di pubblico e critica mondiali di  Il Cavaliere Oscuro (diretto nel 2008 da Christopher Nolan, secondo film della sua acclamata trilogia dedicata a Batman) che, su spinta dei due produttori, conteneva sequenze girate ed ambientate ad Hong Kong. La cooperazione con la Cina è proseguita negli anni a seguire sia commercialmente, con la produzione di un blockbuster atipico come il già citato Pacific Rim del visionario Guillermo Del Toro (un film occidentale, palesemente influenzato dalla cultura pop orientale, e che non a caso fu un trionfo commerciale in Cina) che finanziariamente, prima con la vendita ad investitori cinesi di quote di partecipazione della società (che hanno permesso di raccogliere il budget necessario per Warcraft) e infine, a Gennaio 2016, con l’acquisto dell’intera Legenary Pictures da parte del colosso cinese Dalian Wanda, che ha garantito al film una distribuzione sul territorio cinese mai vista prima per un prodotto occidentale.

La strategia produttiva e distributiva decisamente particolare del film (il mercato Usa è uno degli ultimi nei quali è approdato) rende il suo successo e quello del futuro franchise un caso ancora isolato, ma questo non esclude che in futuro si possano aprire scenari interessanti per gli spettatori di tutto il mondo, col mercato cinese che eguaglia o supera per incassi quello americano e apre la strada alla produzione di film (ad alto budget o meno) che ad Hollywood sarebbero considerati “troppo rischiosi”. Non possiamo sapere ora come andranno le cose: nella peggiore delle ipotesi, il film di Jones ha comunque ottenuto questo importante primato (oltre ad essere il film tratto da un videogame coi maggiori incassi globali della storia del cinema) e il 10 Luglio 2016 è stato ipotizzato il via libera alla realizzazione di un sequel. Una nuova saga ha inizio.

CHANGES

Tratto da una delle saghe videoludiche più popolari al mondo (trasformatasi poi in un intero universo fantasy cross mediale, che comprende anche libri, fumetti e giochi da tavola) il film di Jones era originariamente intitolato World of Warcraft  e affidato alle mani esperte di uno dei più grandi registi americani degli ultimi trent’anni, Sam Raimi, il “terzo fratello Coen”. Nel 2012, dopo tre anni di lavorazione, alcune divergenze creative spingono Raimi ad allontanarsi (o ad essere allontanato, ancora non è chiaro) dal progetto: è lo stesso Jones a proporsi alla Blizzard Entertainment (casa di produzione della saga di Warcraft e coproduttrice del film) come regista del film (o meglio, di un’intera trilogia secondo i piani iniziali), forte dei riconoscimenti di critica e pubblico ottenuti da Moon e Source Code, nonché grande appassionato della saga e gamer da tempi non sospetti. L’obiettivo dichiarato del regista è quello di realizzare il primo film tratto da un videogioco che possa avere il giusto riconoscimento da parte del pubblico: è un’impresa, visto la storica sfortuna commerciale del genere. Jones nelle interviste si dichiara tranquillo ed entusiasta, sente di avere la possibilità di portare dei cambiamenti nel cinema d’intrattenimento e come esempio utilizza l’ondata di cinecomics che ha invaso i cinema di tutto il mondo negli ultimi 15 anni (a partire proprio da Sam Raimi e dal suo Spider-Man del 2002) e si dice sicuro che i tempi siano maturi anche per i cinegames, ora che c’è una nuova generazione di registi emergenti e cresciuti coi videogiochi. Da parte del veterano Raimi (che si dice entusiasmato dalla visione di Moon e già aveva diretto un adattamento da un videogioco, il western flop di pubblico Pronti a Morire del 1995)  arrivano parole di incoraggiamento per il giovane regista inglese, il titolo del film viene modificato in Warcraft: L’Inizio e come soggetto base per la storia viene scelto il primissimo videogioco della serie (Warcraft: Orcs & Humans, storia del primo contatto tra orchi e umani). Jones riscrive da capo la sceneggiatura con l’aiuto di Charles Leavitt (Blood Diamond – Diamanti di sangue, Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick e il pessimo Il Settimo Figlio) mantenendosi sostanzialmente fedele al soggetto originale, ma modificando una serie di aspetti che renderanno il film più “personale” di quello che ci si potrebbe aspettare da un blockbuster di quella portata. Il cut iniziale del film consegnato da Jones (pare che suo padre David Bowie sia riuscito a vedere il film in quella versione integrale, poco prima di perdere la sua lotta contro una malattia) viene ridotto dalla produzione di circa 40/45 minuti, compromettendo la fruibilità del risultato finale e creando scintille col regista, che minaccia di non tornare alla regia di eventuali sequel. Sarà il tempo a dire se il successo orientale della pellicola e un’eventuale distribuzione in home video del suo director’s cut spingeranno Jones a tornare sui propri passi e completare la trilogia che aveva in mente.

ORCHI E UMANI

Il microcosmo e il macrocosmo. Un film che inizia con due futuri genitori in una breve scena di intimità familiare e prosegue con l’esodo epico di un popolo di guerrieri verso un mondo nuovo (una sequenza di massa straordinaria, dichiaratamente debitrice dell’epica western di Sergio Leone e del recente capolavoro fantascientifico post-atomico Mad Max: Fury Road, di George Miller); quattro diverse storie di padri e figli, due guerrieri degli opposti schieramenti e i loro primogeniti, un re e il suo popolo, un mago e il suo allievo: storie che si intersecano e si completano tra loro. Un gigantesco film di guerra che lancia un grande messaggio di pace; la storia di uno scontro tra razze diverse che si trasforma in un richiamo universale alla tolleranza. Sullo sfondo un velo di malinconia, per una pace che sarà impossibile da raggiungere, ma forse nel finale c’è una nuova speranza.

C’è tantissimo Duncan Jones nella sceneggiatura di Warcraft, molto più di quanto ci si potesse aspettare. C’è innanzitutto tutto il senso etico di Moon: se le domande poste nel film d’esordio riguardavano la scienza e la tecnologia, questa volta sono a proposito del potere assoluto e di chi lo detiene. In Moon avevamo una multinazionale che, per risolvere i problemi energetici della Terra, utilizzava la tecnologia per produrre cloni operai da sfruttare gratis ed eliminare con l’inganno; in Source Code avevamo un esercito che, al fine di prevenire attentati, sfruttava con l’inganno la coscienza di un soldato morente; in Warcraft abbiamo un corrotto stregone capo degli orchi, Gul’dan, che utilizza la magia verde del Vil per potenziare la forza fisica del proprio popolo, ma a discapito di tutte le altre forme di vita esistenti, animali e piante compresi, arrivando a rendere deserto il mondo degli orchi, Draenor, e a spingerli quindi all’esodo verso il mondo degli umani, Azeroth. Come Moon e Source Code, anche Warcraft ha un protagonista che scopre l’inganno. L’orco Durotan non è infatti diverso da Sam Bell o Colter Stevens: è un guerriero, capo di un clan, sottoposto ad un superiore, perfettamente integrato in un sistema nei confronti del quale capirà che dovrà ribellarsi una volta presa coscienza dell’inganno del capo. Durotan è legato ai principi e alle regole del proprio popolo, ma sarà sconvolto da una nuova presa di coscienza data dalla nascita di suo figlio Go’el, che gli farà aprire gli occhi riguardo la pericolosità enorme della magia utilizzata dal proprio stregone capo. La magia del Vil è, come l’anello di Il Signore degli Anelli, una metafora del potere assoluto che corrompe l’anima di chi la utilizza. Arrivati ad Azeroth dopo l’esodo iniziale (per il quale la magia del Vil ha richiesto il sacrificio di numerose vite) l’esercito degli orchi (l’Orda) entrerà ovviamente presto in conflitto con quello degli umani padroni di casa (l’Alleanza). Durotan capirà molto presto che la via della guerra non porterà a nulla di buono e che per salvare il proprio sarà necessario prima “tradirlo”, tentando un dialogo con gli umani, e in fine sacrificarsi per esso (e per il futuro del proprio figlio). La scelta singolare del regista e sceneggiatore è quella di non schierarsi per una parte: ogni popolo ha i propri eroi e i propri corrotti, bene e male sono in entrambi gli schieramenti e forse il più saggio e stimato tra gli umani (Il mago Medivh di Ben Foster) potrebbe non essere quello che sembra.

Warcraft: l’Inizio è un film corale: sono tanti i personaggi importanti della storia, e tutti approfonditi in maniera sufficiente nei 123 minuti di pellicola, i loro archi narrativi sviluppati in modo che ogni personaggio principale della storia abbia un’evoluzione del proprio carattere entro la fine del film. Il più grande difetto dell’opera terza di Jones è quasi una contraddizione con quanto appena detto, ed è dovuto probabilmente ai tagli subiti in fase di montaggio: manca il tempo per affezionarsi a quel mondo, o meglio, lo spettatore completamente estraneo alla saga non ha il tempo sufficiente per prendere confidenza col mondo presentato e attivare la “sospensione dell’incredulità”. Questo avviene nonostante una ricostruzione maniacale e dettagliatissima dell’intera estetica del videogioco originale. La necessità di condensare i tempi ha portato probabilmente all’eliminazione di quelle scene, magari secondarie ai fini della trama, ma che specialmente nel fantasy hanno importanza fondamentale per far entrare in confidenza lo spettatore col mondo immaginario che gli viene presentato (due esempi famosissimi per chiarirci subito: il compleanno di Bilbo Baggins all’inizio di La Compagnia dell’Anello e la scena della cantina di Mos Eisley in Guerre Stellari) e solo un’eventuale edizione estesa potrà chiarire se questo è stato un errore di Jones o una necessità della produzione.

Dall’altra parte i principali punti di forza del film, oltre che nella sceneggiatura ben scritta (questo è adattamento da un videogioco che non presenta una scrittura “a livelli”, e questa è una scelta interessante e sensata dal punto di vista cinematografico) sono nelle scelte di regia intelligenti adottate da Jones: il cast “umano” a disposizione non è pienamente soddisfacente (nel mondo di Azeroth sembrano mancare gli anziani ed anche il re Llane Wrynn interpretato da Dominic Cooper appare forse troppo giovane per esprimere il carisma richiesto al suo ruolo, specialmente alla luce della sua scelta finale) e viene compensato quindi da una focalizzazione maggiore sui personaggi “digitali” (il già citato Durotan, vero protagonista del film, e la “mezz’orchessa” Garona); le scene di battaglia (meno numerose del previsto) sono dirette con un rigore formale che non ha nulla da invidiare al Peter Jackson di Il Signore degli Anelli o al James Cameron di Avatar; l’estetica del videogioco è riportata su schermo in modo estremamente fedele pur senza risultare eccessivamente invasiva come in altri film realizzati con la stessa tecnica (e questo era forse il rischio maggiore). Dulcis in fundo, Warcraft: l’Inizio è il film che ha dato a Duncan Jones la possibilità di liberare la propria passione cinefila senza limitarsi alla sola fantascienza, e nel film sono quindi disseminati omaggi a pellicole, generi e registi che nelle sue opere precedenti non avevano chiaramente spazio: da Sergio Leone (più volte citato da Jones come uno dei massimi ispiratori per il suo concetto di epica) nella scena del combattimento finale tra il guerriero umano Anduin Lothar (Travis Fimmel) e l’orco Manonera che presenta riferimenti espliciti a quella di C’era una volta il West tra Charles Bronson ed Henry Fonda, ai già citati Peter Jackson e George Miller nelle scene di massa, fino ad arrivare al John Boorman di Excalibur, pietra miliare assoluta del cinema fantasy, al quale Jones ruba il look dei personaggi di Re Artù e del mago Merlino per creare il suo Re Llane e il mago Medivh. C’è infine spazio per un piccolo omaggio anche all’amico Sam Raimi e alla sua trilogia horror cult Evil Dead, in una scena di scontro tra Medivh e il suo allievo Khadgar.

Limitato dai tagli in fase di montaggio e forse penalizzato dall’esigenza di fedeltà assoluta al materiale di base, che oggi sembra fondamentale per tutti gli adattamenti made in Hollywood, Warcraft: l’Inizio offre comunque un Duncan Jones ispirato, capace di padroneggiare in maniera ottima un budget decisamente più alto rispetto ai suoi lavori precedenti, a suo agio nella gestione dei tempi di un genere molto diverso dalla fantascienza cui era abituato, e in grado di imporre il proprio marchio e rendere personale un film che di base era al 100% controllato dagli studios. Per essere un regista al suo terzo lavoro non è poco: possiamo ragionevolmente aspettarci tante sorprese da lui, in futuro.

I dati sugli incassi del film vengono da www.boxofficemojo.com mentre quelli sulla strategia produttiva del film da www.badtaste.it

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IL TRAILER DEL FILM

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