SUKITA INCENDIA L’AUTUNNO BOLOGNESE DI GLAM!

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SUKITA INCENDIA L’AUTUNNO BOLOGNESE DI GLAM!

© 1977 / 1997 Risky Folio, Inc. Courtesy of The David Bowie Archive TM

© 1977 / 1997 Risky Folio, Inc. Courtesy of The David Bowie Archive TM

Dal 1 settembre il grande fotografo giapponese ritorna alla Galleria Ono Arte con HEROES:
30 meravigliosi scatti a David Bowie, Marc Bolan e Iggy Pop. Dopo la personale dello scorso anno dedicata al Duca Bianco, potremo vedere nuovi e inediti ritratti anche a due grandiosi artisti che negli anni ’70 intrecciarono la propria carriera con quella di David e di Sukita. Quest’ultimo collaborò ripetutamente con Bowie a partire dal l’agosto del 1972: l’autore che ritrasse l’oltraggioso marziano dai capelli color carota e la chitarra rossa fiammeggiante ma anche il gelido e robotico “eroe” in bianco e nero del 1977 oppure il finto borghese in impermeabile nella piovosa città di Kyoto…
Quelli di Sukita sono veri e propri capolavori dell’arte fotografica che documentano un’epoca incredibile del rock.
Noi di davidbowieblackstar.it avevamo già recensito il volume uscito in occasione della mostra del 2015 (https://www.davidbowieblackstar.it/gli-eroi-di-sukita/) e vi terremo aggiornati su eventuali nuovi dettagli su questa nuova, che vi ricordiamo si svolgerà in contemporanea alla DAVID BOWIE IS exhibition presso il MAMbo, sempre nel capoluogo emiliano.


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ONO arte contemporanea presenta

Masayoshi Sukita: icons
David Bowie – Iggy Pop – Marc Bolan

giovedì 1 settembre 2016, dalle ore 18.30
via santa margherita, 10 | bologna
www.onoarte.com

INGRESSO LIBERO

«You need to win the trust of your subject,
even if you’ve never met before.
That is the basic principle of photography,
whether you’re shooting Bowie or Ray Charles».
Masayoshi Sukita

ONO arte contemporanea è lieta di presentare MASAYOSHI SUKITA: ICONE. David Bowie – Iggy Pop – Marc Bolan (T-Rex), una mostra che ripercorre, attraverso le immagini di tre icone della musica pop, l’arte del ritratto di uno dei più importanti fotografi giapponesi di sempre.

©Photo by Sukita

©Photo by Sukita

Masayoshi Sukita (Nogata, 1938) dopo essersi diplomato al “Japan Institute of Photography” comincia a lavorare come fotografo professionista e dalla fine degli anni ’60 sviluppa un grande interesse per le sottoculture, che lo porteranno a partecipare al Festival di Woodstock nel 1969. Nel 1970, diventa fotografo freelance e inizia a frequentare assiduamente New York, all’epoca pervasa da una nuova energia che scaturiva dalla sua sottocultura, che mescolava arte, cinema e musica e che ruotava attorno alla figura di Andy Warhol. Ma sarà soprattutto Londra e influire in modo incisivo sulla sua carriera. Proprio a Londra infatti Sukita incontra e fotografa Marc Bolan e il suo gruppo, i T-Rex, considerati da molti come i padri fondatori del glam rock, che poi sarà ripreso e portato alle estreme conseguenze da David Bowie, che Masayoshi Sukita avrà modo di scoprire sempre in quel periodo. Le foto che ritraggono Bowie, già protagoniste di una mostra che ONO gli dedicò nel 2015, saranno, in questa seconda personale di Sukita, ampliate di alcuni scatti tratti dallo shooting che il maestro realizzò per la cover dell’album Heroes (1977). «Lui si muoveva in continuazione, cambiava espressioni, voleva esprimere la sua energia, io ci vedevo anche un pizzico di follia, di surrealismo. […] Gli mandai una ventina di scatti, e segnai i tre che preferivo. Un giorno mi chiamò e mi chiese una di quelle foto. Non sapevo ancora che sarebbe diventata la copertina di “Heroes”».

David Bowie è sicuramente l’artista che ha più ha rivoluzionato non solo il mondo della musica, ma anche quello dell’arte in generale e l’intuizione della sua importanza estetica, ha trovato riscontro già nel 2013, quando il Victoria & Albert Museum di Londra, gli ha dedicato la mostra David Bowie is, che approderà in Italia a luglio 2016.

Ma in quegli anni, tra il 1976 e il 1977, la figura di Bowie è strettamente legata a quella di Iggy Pop, col quale si trasferisce a Berlino, condividendo vizi e passioni, fino a produrne il suo primo album da solista, The Idiot (1977). Così anche Iggy Pop diventa protagonista dell’obiettivo di Sukita, che con queste immagini, completa il racconto di un’epoca tanto complessa quanto affascinante. Risalgono infatti agli anni Settanta tutti gli ingredienti di quelle strategie manipolative dell’immagine di sé che all’epoca si potevano ritrovare nell’arte come nella musica, e delle quali David Bowie su tutti, ne ha rappresentato sicuramente la quintessenza.

Non solo ma Sukita, lontano dal concetto frettoloso e limitante di fotografia rock, con l’obiettivo della sua camera realizza ritratti classici, e per questo senza tempo, che creano un legame immediato col pubblico italiano.

La mostra (1 settembre – 1 ottobre 2016) è composta da 30 fotografie in diversi formati.

Masayoshi Sukita e David Bowie

©Photo by Sukita

©Photo by Sukita

La relazione tra Bowie e Sukita nasce nel 1972 quando il fotografo arriva a Londra per immortalare Marc Bolan e i T-Rex e, sebbene ignaro su chi fosse David Bowie, decide di andare ad un suo concerto perché irresistibilmente attratto dal cartellone di The Man Who Sold the World che lo promuoveva. Una volta entrato Sukita ricorda: “Seeing David Bowie on stage opened up my eyes to his creative genius. I watched Bowie perform with Lou Reed and it was so powerful, Bowie was different to the other rock and rollers, he had something special that I knew I had to photograph”.

Sukita riesce finalmente ad incontrare Bowie di persona grazie all’aiuto dell’amica e stylist YasukoTakahashi, pioniera di questo mestiere in terra nipponica nonché mente dietro alle prime sfilate londinesi di Kansai Yamamoto, lo stilista che disegnò i costumi di scena di Bowie durante il periodo di Ziggy Stardust, come saranno visibili nelle foto in mostra. La Takahashi propose un portfolio con i lavori di Sukita all’allora manager di Bowie che gli accorda uno shooting. É così che comincia una relazione professionale e umana tra i due che sarebbe durata per il resto della vita del musicista inglese.

 

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