“David Bowie in Darkness” di Nicholas P. Greco: La recensione

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Nicholas P. Greco, DAVID BOWIE IN DARKNESS – A Study of ‘1.Outside’ and the Late Career, McFarland, 2015
kindle edition, $ 11,68; softcover $ 29,95 [lingua inglese]

Il libro David Bowie in Darkness, di Nicholas p. Greco, non è stato ancora tradotto. Ne scriviamo, perché si tratta di un’opera fondamentale. Il prof. Greco, docente di studi semiologici e comunicazione in Canada, ha capito un fatto fondamentale della carriera di David Bowie, e da lì è partito nella sua analisi, in modo colto, raffinato, a spasso per la Filosofia novecentesca e altrove. Ma qual è questo fatto? Il libro è uscito nel 2015 , ma c’è da stare certi che anche Blackstar starebbe bene qui, come ultimo capitolo. Dare un senso all’oscurità di Bowie, un senso ad Outside e agli ultimi anni, significa dare un senso a una scelta precisa: quella di uscire dal centro della scena.

Negli anni ’70 come protagonista e negli anni ’80 come follower di mode e atteggiamenti di cui lui stesso si era pentito, all’inizio degli anni ’90 David stava ricercando di tornare a prima del decennio precedente, a Berlino, in quella straordinaria fase creativa che è stata la trilogia realizzata con Brian Eno. Sente di aver bisogno di essere creativo, alla sua maniera, ma il mondo intorno a sé è cambiato. Non c’è più la stessa ricettività di quegli anni glam che ne hanno decretato la fortuna e un successo duraturo. Adesso c’è un mondo che si sta rivelando sempre meno comprensibile, ma non per questo meno curioso. David capisce che per ritrovare quella stessa profondità creativa deve uscire dal centro della scena, restare sul palco, usando una metafora che ricorda il tour con i NIN, ma in posizione defilata. Operazione perfettamente riuscita, ma non per questo inquietudini e angosce scomparse, anzi. Il volume cerca di analizzare proprio queste inquietudini, e lo fa autorevolmente, come nessuno altro finora. In Darkness è un libro di filosofia, di antropologia occidentale, di sociologia moderna, e last but not least, un libro che percorre le principali tappe della carriera artistica di David Bowie dagli anni ’90 fino alla data della sua uscita.

La struttura è in 6 capitoli. The Beginning of the End descrive la strategia usata per uscire dai riflettori. Parte da Ricochet, considera Bowie un “hidden man”, lavora su Benjamin, sul flaneur, sulla danza di Fashion e sulla semiotica di Barthes in alcuni video, da Look Back in Anger al concetto di spazio liminale, analizza il video di Thursday’s Child e il concetto di Eterotipia, e i video degli anni 2000, fino alla distopia di Valentine’s Day e di Sue (Or in a Season of Crime).
Il secondo, The descent of anxiety, prosegue il discorso intrecciando Scott Walker, The Buddha of Suburbia, Black Tie White Noise, tutto da molti punti di vista: musicale, di immagine, di ricerca sperimentale e altro ancora. Ci sono riferimenti a Berlino e alla musica industriale di Trent Reznor, dei Ministry, ci sono le spiegazioni dei simboli usati, ci sono i Marylin Manson, c’è il modo diverso di essere sul palco.
Il terzo capitolo Mugging Demons for Wisdom parte dagli anni ’70, da Eno, da Ferry, da Cage, e poi da Satie e quindi da un modo di concepire la musica come arte, passando attraverso le tecniche compositive della tecnologia e dell’informatica.
Il quarto vede nel dettaglio i pozzi di Outside: The Culture of Body modification ci presente Chris Burden e Ron Athey e la loro arte estrema, riflette sul concetto di mutilazione nel Cristianesimo e nella società, parla di arte, di Bosch, di Carracci e ancora del Body play di Hirst e di Athey, suggerendo delle spiegazioni di certi atteggiamenti estetici estremi, sovrapponendo la Body Modification e la spiritualità moderna.
Nel quinto capitolo, An Analysis of 1. Outside si passa ad analizzare l’impianto narrativo del disco, si scardina il diario di Nathan Adler, si parla di iperrealtà, di De Quincey e di Coupland, si scompongono i video di The Heart’s Filthy Lesson e di Strangers When We Meet, si analizza il testo di The Motel e si spiega l’ambiguità testuale di tutto l’album con il concetto di fuga coniato da Barthes.
L’ultimo parte, Bowie in Video and Live Performance, osserva tutte le giustapposizioni presenti, le immagini iconiche passando attraverso Cristo, Constantino e arrivando a una definizione nuova del concetto di trasgressione, e a un’analisi del Carnevale come festa che racchiude tutto quanto.

Il libro di Greco è intellettualmente esaltante, ci regala stimoli e percorsi analitici molto utili, e pone forse per la prima volta l’opera di Bowie, completamente, su un piano accademico.

Alessio Barettini

Prossimamente sulle nostre pagine la nostra intervista all’autore Nicholas P. Greco!

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