La recensione del libro di Francesco Donadio: “L’ARTE DI SCOMPARIRE”

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THE ROCKSTAR WHO WASN’T THERE

…alcune canzoni sono quanto meglio il rock sia riuscito ad esprimere. Poste alte, altissime quindi. E a queste altezze, Bowie continua. Una uscita di scena melodrammatica, la creazione di un’opera immortale, l’oblìo sono tutte ipotesi futuribili.

Luca Majer, Avendo il rock la pelle del camaleonte – Introduzione a David Bowie ~ Antologia di testi, Arcana Editrice, 1982

Probabilmente non poteva finire diversamente. Per un artista che aveva investito tantissimo (alcune volte troppo, ma certamente assumendosene tutti i rischi) sul trasformismo, la versatilità e l’effetto sorpresa in campo musicale e mediatico, la conclusione non poteva che essere qualcosa di tutt’altro che scontato. La profezia di Majer si fondava non solo su una decade di discografia magnifica e invidiabile, ma soprattutto sulla presa di coscienza che si aveva a che fare con un artista tanto originale quanto inafferrabile ed imperscrutabile. Quello che più stupisce è che Bowie nel bene e nel male ha più o meno soddisfatto tutto quanto era stato previsto nell’introduzione ad uno dei più vecchi libri dell’Arcana dedicato ai testi delle sue canzoni.

La nuova fatica di Donadio si apre sugli ultimi sussulti live del prematuramente interrotto Reality Tour. I successivi problemi di salute dell’ex Duca Bianco in realtà non fermarono a lungo il suo fervore creativo, o quantomeno la sua invidiabile vitalità. Osservato da lontano, quello dell’ex Duca Bianco poteva sembrare davvero un oblìo discografico. Se escludiamo le ristampe e alcune estemporanee collaborazioni, Bowie dal punto di vista della attività di studio rimarrà inesorabilmente fermo per oltre 10 lunghissimi e interminabili anni. Eppure nonostante un indecifrabile e astuto lavoro di sottrazione di se stesso dal panorama musicale, David era lì. Egli aveva semplicemente cambiato strategia, mutato le sue intenzioni, senz’altro modificato i propri obiettivi. L’indagine di Donadio cerca di gettare luce su uno dei periodi più enigmatici, meglio custoditi, e per questo affascinanti, della rockstar aliena che volle farsi uomo. Viene ricercato e analizzato tutto il conoscibile che è stato possibile recuperare da tutte le fonti immaginabili: dalla Rete alle riviste specializzate, dalle foto apparse sui media alle testimonianze (solo apparentemente insignificanti) di amici e collaboratori caricate sui social, dai numerosi libri pubblicati nel corso degli ultimi anni alle chiacchierate dell’autore con alcuni collaboratori più o meno illustri. Vengono incrociati i dati e le informazioni, e quello che ne esce è sufficientemente valido per giustificare la scrittura di questo libro, e sorprendentemente la carne al fuoco è molta più del previsto. In L’Arte di Scomparire vengono riportate e passate in rassegna tutte le apparizioni pubbliche di David, quelle mondane con la moglie Iman per presenziare ad eventi pubblici o di beneficenza, le sue brevi e rarissime esibizioni dal vivo, le comparsate cinematografiche, le sue partecipazioni in veste privata di spettatore a concerti (non solo rock) per tenersi aggiornato sul nuovo panorama musicale e le centellinate collaborazioni con altri artisti, più alcuni impegni professionali gestiti con discrezione, lontano dai riflettori. Con tutto questo Donadio tenta, per quanto è possibile, di tirare le fila di un periodo e riesce anche a fornirci nomi, cognomi e attività di numerosi personaggi “minori” che stavano sullo sfondo: produttori, assistenti, curatori, musicisti… Un’impresa titanica, sopratutto per quel periodo che inizia alla fine del 2006. Proprio allora qualcosa dovette succedere, dal momento che David Bowie annullò un’esibizione precedentemente programmata e che lasciava presagire forse un ritorno in grande stile. Ecco quindi che le sue apparizioni pubbliche si diradarono aumentando la sua invisibilità per lunghi periodi, con un apparente disinteresse per la scena indie-rock, verso la quale fino ad allora aveva mostrato grande curiosità. La famiglia, la salute, il lavoro a qualche progetto segreto (o la combinazione di questi fattori) sono tutte ipotesi alle quali si può ricorrere per dare una spiegazione, ma è davvero poco intellegibile quello che accadde in quegli anni, anche perché Bowie fece letteralmente terra bruciata intorno a sè. Certo egli non scomparve completamente, ma il silenzio discografico e l’assenza di attività live diventarono a quel punto un silenzio assordante, tanto da gettare i fan prima nello sconforto, e poi in una triste rassegnazione. Donadio rintraccia però anche in quel periodo alcuni elementi biografici interessanti, dei quali mi limito a citare l’interesse e la facilitazione della carriera cinematografica del figlio Duncan, più la frequentazione e l’avvicinamento al mondo teatrale, elemento questo fondamentale per la genesi della realizzazione di un progetto successivo molto particolare, un sogno custodito molto (troppo) a lungo nel cassetto: Lazarus. Prima tuttavia David aveva in serbo il suo ritorno discografico, e in questo libro non possiamo che seguire con appassionata lettura i germi che portarono alla genesi prima di The Next Day e poi di Blackstar. Anche qui troverete alcune inedite e interessanti curiosità, sebbene a causa della scarsità delle notizie il resoconto non può che essere inesorabilmente frammentato. Bowie oltre a non concedere più dichiarazioni e interviste, non muoveva una foglia senza far firmare non-disclosure agreements a chiunque si intrattenesse con lui in prossimità di un microfono.

L’autore in alcune sezioni di questo volume ha dovuto certamente muoversi nel campo delle ipotesi, e il suo lavoro potrebbe in futuro essere riveduto e integrato, dal momento che di tanto in tanto emergono nuovi elementi sul Bowie più recente. Se nel panorama editoriale degli ultimi due anni abbiano assistito a qualche furba strategia di mercato, il libro di Donadio si distingue invece per la strenua e appassionata volontà di comprendere uno dei migliori e riusciti giochi di prestigio da parte dell’uomo che, dopo aver passato decenni a far parlare di sè, volle dileguarsi. L’Arte di Scomparire ha inoltre almeno un paio di ottime frecce al suo arco che nessuna altra uscita editoriale, italiana o internazionale, possa vantare. Lascio a voi scoprirle con la lettura. Personalmente, pur conoscendo la materia in oggetto abbastanza profondamente, ho sussultato apprendendo alcune informazioni e collegamenti che Donadio mette a fuoco nella propria indagine. In definitiva si può tranquillamente affermare che coloro che si sono sentiti smarriti e abbandonati dal proprio beniamino nella prima decade del nuovo millennio, qui troveranno alcune risposte e anche non poca materia per soddisfare la loro passione. Inevitabilmente rimangono molti punti oscuri che fanno sorgere tante altre domande. Forse dipende solo da noi decidere se quello che David cantava in una canzone di uno dei suoi ultimi album era un semplice verso come un altro oppure una invocazione: Close me in the dark, let me disappear…

Matteo Tonolli

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