La recensione del libro della Taschen ‘The Man Who Fell To Earth’

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THE MAN WHO SHOT THE ALIEN

Paul Duncan/David James, THE MAN WHO FELL TO EARTH, Taschen, 2017
Hardcover, 480 pagg, 195x1540x44 mm, 1115 gr, € 14,99 / $ 19.99 [lingua inglese, francese, tedesca]

Gli archivi riservano sempre alcune sorprese. La compagnia cinematografica Studiocanal detiene i diritti di circa 100 mila immagini scattate sui set di molti film appartenenti alla storia del cinema. Tra di esse anche quelle realizzate durante le riprese di The Man Who Fell To Earth. Ma prima di parlare della primissima e totalizzante esperienza da protagonista di David Bowie nella settima arte vanno spese alcune parole sull’autore di quelle incredibili foto. In questo nuovo, economico e pregevolissimo libro fotografico della Taschen, per la collana Bibliotheca Universalis, si spendono poche parole a riguardo di David James, un professionista della vecchia scuola, classe 1948. Il fotografo inglese iniziò la sua carriera da giovanissimo, quando a soli 16 anni riuscì ad ottenere il primo ingaggio presso la MGM. Da allora ha collezionato una serie pressoché infinita di film che dagli anni ’60 arriva fino ai giorni nostri, per quello che nel gergo professionale viene definito uno “still photographer” (fotografo di scena) ancora oggi piuttosto attivo: Jesus Christ Supestar, I Mastini della Guerra, Highlander, Il Falò delle Vanità, Batman Begins, Star Wars: Il Risveglio della Forza/Gli Ultimi Jedi, Ghost in the Shell… James è un collaboratore affezionato sia di Steven Spielberg (con lui Schindler’s List, Salvate il Soldato Ryan, A.I. Intelligence, Minority Report, l’ultimo Indiana Jones…) che di Tom Cruise (insieme L’Ultimo Samurai, Edge of Tomorrow, Oblivion e alcuni episodi di Mission Impossible, compreso il sesto – in lavorazione proprio in questi giorni). Insomma, David James sembra avere una predilezione nel lavorare nei film fantasy o di fantascienza. Chissà, magari la prima vera ubriacatura del fotografo nei confronti di questo genere è dovuta alla sua frequentazione del set de L’Uomo che Cadde sulla Terra. Qualsiasi buon fan del Duca Bianco non dovrebbe rinunciare alla possibilità di possedere questo nuovissimo libro contenente tantissime foto (circa 300) sulla lavorazione del capolavoro di Nicholas Roeg. Molte di esse sono inedite, e alcune addirittura del tutto assenti anche sul mega librone a tiratura limitata edito dalla Unstoppable Cards per il quarantennale del film. La maggior parte di esse sono in (un bellissimo) bianco e nero, elegantissime immagini che possiedono la forza della vecchia Hollywood. In esse sia David che la co-protagonista Candy Clark con la loro avvenenza e fotogenia bucano letteralmente l’obiettivo. Alcuni scatti sono pose studiate e di scena, altri invece congelano in preziose ed evocative istantanee tantissimi momenti della lavorazione del lungometraggio. Il talento di David James registra il lavoro dei componenti di quella che fu l’unica troupe interamente britannica a girare un film su territorio americano, ma soprattutto cattura il protagonista in inconsueti e bellissimi backstage. Qualche esempio: David vestito di tutto punto come Thomas Jerome Newton mentre ride pescando in piedi su una barca, lui che asciuga la guancia della truccatrice Linda DeVetta mentre lei gli tampona la fronte, quando cammina sul set carico di cavi aiutando un elettricista, sdraiato a letto in una stanza di hotel ancora con Linda (la truccatrice lavorerà successivamente anche in Legend, The Ice Storm, Avatar…) e l’hairdresser Martin Samuel, abbracciato a Nic Roeg… Nonostante le cronache dei testimoni dell’epoca raccontano di una rockstar molto concentrata nel suo primo ruolo da protagonista e poco incline a condividere la vita del set con il resto della crew, le immagini sembrano dimostrare l’esatto contrario. Si potrebbe continuare a lungo, invece mi fermo citando ancora solo un’altra stupenda immagine inedita, quella di un padre con il proprio figlioletto: lui e Duncan, mentre leggono le istruzioni di un nuovo giocattolo del futuro regista. David qui è di una bellezza sconvolgente, un misto di seducente virilità alla James Dean mescolata ad una femminea e algida compostezza accostabile addirittura a quella di Grace Kelly.

© 1976 Studiocanal Films Ltd. All rights reserved

Sicuramente in molte inquadrature i set del New Mexico apportarono qualcosa in più, come per esempio il deserto delle White Sands per le intense immagini a colori dove David e Rip Torn siedono solitari accanto al fuoco, vicino alla baracca in legno, triste buen retiro dell’alieno Newton dopo la separazione da Mary-Lou. Una sequenza che mi ha sempre trasmesso la sensazione di entrare dentro una versione distopica de Il Gigante di George Stevens. La fattura del volume, carta e rilegatura, è pregevole. Se volessimo trovare un parziale difetto è il formato, forse non il massimo per delle foto tanto evocative, anche se esso permette la possibilità di sfogliare le pagine molto comodamente, un lusso che quello della Unstoppable Cards non permetteva: si ha quasi la sensazione di essere dentro il film e di avere la possibilità di poter fermare uno qualsiasi dei suoi fotogrammi, e muoversi intorno alla cinepresa. Inoltre personalmente ho apprezzato il layout grafico che, forse sarà un caso, sembra riprendere alcuni elementi della locandina italiana dell’epoca, quella che erroneamente riportava l’imperdonabile (ma pur sempre augurabile) dicitura “Musiche originali di David Bowie”. Questo libro contiene anche un agile ma curato contributo del suo curatore, Paul Duncan, in inglese, tedesco e francese. In esso si mettono in luce alcuni interessanti aspetti del film e del romanzo di Walter Tevis, da cui è tratto. Un paio di curiosità: la creazione di questo volume è debitrice dell’apporto di un italiano, Massimo Moretti, manager responsabile dei diritti editoriali di Studiocanal. Alcuni anni fa, l’incontro in Inghilterra tra Moretti e David James ha permesso la pubblicazione di questo libro, che – strano ma vero – è stato stampato in Italia. Oltre a questo volume, che possiamo considerare a tutti gli effetti una vera e propria enciclopedia visiva del meraviglioso sci-fi del 1976, in questi giorni esce anche un saggio, intitolato Earth Bound, di Susan Compo (per la Jawbone). Dimostrazione che c’è ancora qualcosa da vedere, dire, e leggere, sull’opera di Nic Roeg. Forse gli alieni si stanno mettendo in contatto con noi oppure è la dimostrazione che siamo noi gli esseri caduti, non sulla Terra, ma per il fascino inafferrabile di un nostro simile.

Matteo Tonolli

© 1976 Studiocanal Films Ltd. All rights reserved

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