La nostra intervista a Nicholas P. Greco, autore di “David Bowie in Darkness”

“Beauty and the Beast”: nuovo picture disc
22 novembre 2017
Our interview to Nicholas P. Greco, author of “David Bowie in Darkness”
24 novembre 2017
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

DARKNESS DESCENDING

: https://i-d.vice.com/en_uk/article/ywdapk/why-a-new-magical-counter-culture-is-emerging

Iniziamo da lontano: in questo articolo si segnala la tendenza ormai diffusa del “realismo speculativo”: Quentin Meillassoux, ad esempio. Sembra che la sua posizione in David Bowie in Darkness (di cui speriamo di poter vedere presto una traduzione in italiano), segua queste idee. In qualche modo gli anni 2000 hanno aperto molte domande. Qualcuno ha definito l’entropia di questi anni dipendente dall’Età dell’Acquario o altra filosofia New Age. Stiamo parlando di due facce della stessa medaglia, i cari vecchi yin e yang, o c’è qualcosa di più?
NG: Come per l’idea del caos venuta con l’anno 2000, penso che si tratti di un’idea comune. Bowie non è stato il solo a percepire una sorta di ansia al tempo; piuttosto, probabilmente sentiva l’importanza del cambio di millennio.

: Ci sono molti riferimenti di cui vorrei parlare. Uno di questi è la presenza costante della follia in 1.Outside. Lei pensa che se David e Brian Eno non fossero andati in quell’ospedale psichiatrico a studiare i quadri dei pazienti oggi avremmo lo stesso 1.Outside?
NG: La visita al Gugging ha certamente facilitato la creazione dell’album che conosciamo oggi. E’ anche possibile che Eno, che guidò gran parte delle improvvisazioni sull’album, abbia preso molta ispirazione dagli artisti che i due incontrarono al manicomio. Come dico nel libro, Bowie e Eno hanno detto che volevano “ricreare lo stato di grazia” con 1.Outside. La visita al Gugging diede loro diversi esempi di artisti talmente onesti che non si consideravano nemmeno artisti. I pazienti del Gugging non avevano nulla di quella che Eno definiva “argomenti ideologici”, né pro o contro certi movimenti artistici o filosofici. E’ in questo senso di innocenza (e grazia) che sembra guidare la musica di 1.Outside. L’innocenza di alcuni degli artisti che hanno incontrato, e il loro completo abbandono, è ciò che più attrasse Bowie.

: Ciò che ho apprezzato molto in David Bowie in Darkness è che per la prima volta in un libro si parla di Bowie da un punto di vista accademico. Forse non è l’unico, ma la domanda è: si tratta dell’inizio di una tradizione a cui ci abitueremo nei prossimi vent’anni?
NG: Fortunatamente il mio libro non è il primo che esplora Bowie da un punto di vista accademico. Ci sono stati alcuni libri che hanno guardato a lui in una maniera esplicitamente accademica: David Bowie: Critical Perspectives, curato da Eoin Devereux, Aileen Dillane and Martin Power (Routledge, 2015), Shelton Waldrep con il suo Future Nostalgia: Performing David Bowie (Bloomsbury, 2015), e Enchanting David Bowie: Space/Time/Body/Memory, curato by Sean Red- mond and Toija Cinque (Bloomsbury, 2015). Questi sono solo tre esempi molto recenti. Ho spesso sentito colleghi considerare “studi bowiani” nei dipartimenti delle università. Non credo che succederà mai, ma sono certo che Bowie verrà ancora studiato nella musica pop, negli studi culturali o nella storia dell’arte.

: Nel libro ha toccato diversi punti, come se avesse avuto bisogno di spiegare a se stesso l’uscita di scena dal centro del palco. Questo veniva da una sua esigenza personale? E’ stato un lavoro di ricerca lungo?
NG: Ho lavorato al libro per lungo tempo. Tutto cominciò per la tesi del mio dottorato, alcuni anni fa, e che avevo deciso di riprendere, aggiornare, allargare. Insomma, è diventato un libro. Credo che l’idea della sparizione dal centro della scena, se capisco cosa vuoi dire, è la mia stessa percezione di ciò che stava accadendo al termine della sua carriera. Quando esploro un’idea, come l’idea della sua celebrità, penso spesso ad alta voce: voglio portare il lettore lungo l’esplorazione e la ricerca che spero siano utili per “leggere” Bowie nel modo in cui sono.

: Parliamo di Blackstar. Il libro finisce prima della sua uscita. Penso che ci abbia riflettuto a lungo. Sta scrivendo qualcosa? Forse una seconda edizione aggiornata?
NG: Attualmente sto lavorando a un altro libro (sugli U2). Spero di lavorare su Blackstar subito dopo. Mi piacerebbe guardare la carriera di Bowie alla luce del suo ultimo album. C’è molto da dire, penso, e non ho ancora avuto il tempo di guardare correttamente a tutto questo, finora.

: Con 1.Outside, Bowie è pervenuto ad una visione completa della nuova società. Secondo lei è riuscito a superarsi?
NG: Beh, non penso che fosse del tutto soddisfatto della visione della “nuova società”, del prossimo futuro. La mezzanotte del 31 dicembre 1999 non fece una differenza maggiore di quel che molte persone pensavano. Il mondo che Bowie ha creato riflette le sue stesse confusioni rispetto a un approccio verso la società, ma forse è la confusione di un segmento dell’intera società occidentale a quel punto, in cui il futuro era incerto. In un’intervista per la rivista Musician, Bowie diceva “Immagina cosa sarebbe psicologicamente un’esperienza meravigliosa e ottimistica, se il primo gennaio del 2000 fosse davvero liberatorio… bisogna rimanere ottimisti. Io lo faccio; anche se l’album sembra molto scuro, in realtà chiede una comprensione, che ci sia la strada per il prossimo secolo!”

: Secondo lei Blackstar appartiene alla stessa oscurità?
NG: Sì, credo che Blackstar continui l’oscurità o, per essere più specifici, l’ombra, che Bowie ha avuto nelle ultime due decadi della sua carriera. Penso che guardasse all’oscurità della società in 1.Outside e poi alla sua stessa oscurità in Blackstar. Ciò che è davvero interessante è che l’album è uscito così vicino alla sua morte. Adesso è in un’oscurità totale: se n’è andato, e Blackstar riflette tutto questo.

: Gli anni ’90 ci hanno lasciato tante cose: di recente ascoltavo un album dei God Machine, ma posso ricordare i Bark Psychosis, gli Afgan Whigs, i Portishead, e altri ancora. Tanti artisti attratti a proprio modo dall’oscurità. Dove ci sta portando tutto questo? Dove siamo ora?
NG: Questa è una buona domanda, e non so se ho una risposta. Sospetto che molta dell’oscurità degli anni ’90 possa essere stata determinata dal “grande Ignoto” che il cambio del calendario presupponeva. L’emergere del Grunge, nel nordovest degli Stati Uniti e della musica industriale (Nine Inch Nails, etc.) erano rivolte all’oscurità, ma in modo diverso. C’era una nuova sfiducia nei confronti delle autorità, governi in primis, e forse questo ha contribuito alla costruzione dell’oscurità quel tempo. Ma hai ragione che questo ha portato a della musica straordinaria! Dove siamo adesso? Certo le cose sono scure ora. Ma se la transizione al nuovo millennio ci ha insegnato qualcosa, è che il tempo continua e il futuro non è sempre un muro di mattoni invalicabile!

: Se dovesse paragonare Bowie ad altre tre persone, chi sceglierebbe?
NG: Questa è una domanda difficile: non so se posso farlo. Qualcuno ha suggerito che Lady Gaga sia la “nuova Bowie”, e artisticamente è vero che lo ricorda. Ha talento musicale, e l’atteggiamento è simile. Peraltro è attrice. Ma in un certo senso è troppo autentica: ne abbiamo un assaggio nel suo recente documentario in cui lei lotta con le sue sofferenze, mentre con Bowie non abbiamo mai avuto nulla del genere. Come Bowie, Morrissey, il cantante inglese, è un mistero. Ma l’ex Smiths ha scritto un’autobiografia: che anche se potrebbe non essere completamente “vera”, è anche più di quello che abbiamo avuto con Bowie. Come Bowie, Morrissey è sempre “oscuro”, tranne che nell’autobiografia! Anche se può sembrare strano, Bob Dylan è simile a Bowie, per il fatto che Dylan ha recitato, dipinto e prodotto musica. Secondo me Dylan tuttavia non è artisticamente altrettando valido. Penso che musicalmente sia stato nello stesso posto per lunghi periodi di tempo. Bowie al contrario ha esplorato i limiti della musica pop. Concludendo, non penso ci sia qualcuno che possa essere paragonato a Bowie. I tre che ho menzionato ci vanno comunque vicino.

: Ho davvero apprezzato il libro. Sto scrivendo per il sito www.davidbowieblackstar.it, a proposito delle influenze letterarie che si ritrovano nella sua musica e nei suoi testi. Ci sono collegamenti davvero interessanti. Vedo che nel suo libro non ci sono riferimenti letterari. Si tratta di una scelta dettata da ragioni di spazio o perché considera troppo popolare questo genere di riferimenti?
NG: Non ho considerato le influenze o le connessioni letterarie perché ero più interessato a ciò che riguardava la musica e le parole stesse ma al di fuori della letteratura. In più volevo esplorare ciò che Bowie aveva costruito attraverso i vari media, che fossero gli album, i live o i video. Penso che sarebbe un progetto interessante; non credo che ci sia molto lavoro in questa direzione finora. Normalmente non si conosce Bowie per questo.

: Scriverà qualcosa sugli altri David Bowie? Quelli degli anni ’70 intendo. Se lo facesse, come si muoverebbe?
NG: Non penso che sarei interessato a scrivere sul Bowie più giovane. Ma se lo facessi, vorrei comunque farlo attraverso le lenti dell’ultimo album. Che cosa ci dice Blackstar, l’album finale della sua carriera, a proposito dei suoi primi album? Fa scudo a qualche luce su ciò che faceva prima? Ci sono delle ricorrenze tra il Bowie giovane e quest’ultimo?

: 1.Outside è decisamente l’album dell’oscurità. Eppure suona comunque aperto, persino più aperto di certe composizioni successive, da Hours a The Next Day. Personalmente ritengo The Next Day un album molto aperto, vasto, addirittura. Forse per questo persino più claustrofobico.
NG: Questo è interessante. Se per “aperto” intendi “pieno di significato” sono d’accordo. Per “musicalmente aperto”, credo che ci sia l’improvvisazione a confermare la tua impressione. Credo che gli ultimi album, The Next Day e Blackstar siano “claustrofobici”, perché sono davvero oscuri. E Blackstar è una bara, quindi è il più oscuro e claustrofobico di tutto. Ma è anche un bellissimo dono.

: L’ultima domanda è relativa a cosa unisce Bowie e la società. Era solo un grande osservatore? Qual è il suo lascito?
NG: Era un artista. Non sono sicuro che fosse solo un osservatore, e non so se fosse il miglior tipo di osservatore, del resto. Era qualcuno capace di farsi seguire: portava la gente a cambiare il proprio look, ad accettare certi modi di comportarsi, ed essere qualcosa in più rispetto a ciò che erano prima di ascoltarlo. La sua eredità è contenuta nella sua musica. E penso che sia molto importante. Penso che abbiamo bisogno di continuare ad ascoltarla. Ogni volta che lo facciamo lui torna con noi, vivo e capace ancora una volta di infonderci la voglia di cambiare il nostro modo di essere.

Intervista ideata e condotta da Alessio Barettini

Qui la nostra recensione di David Bowie in Darkness

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Simple Share Buttons
Simple Share Buttons