La nostra intervista al regista Francis Whately

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DISCOVERING MR. BOWIE

Durante la sua carriera David Bowie lavorò con un gran numero di artisti, non sempre strettamente legati al modo della musica. Pochi sanno che Francis Whately, regista e produttore dei due documentari della BBC Five Years e The Last Five Years, aveva precedentemente collaborato con Bowie su alcuni progetti poco conosciuti. Il regista inglese pochissimi giorni fa ha presentato il suo secondo progetto su David a The New York Premiere of the HBO Documentary Film, incontrando ancora una volta alcuni musicisti e amici del Thin White Duke scomparso ormai quasi due anni fa: Tony Visconti, Gail Ann Dorsey, Mark Plati, Carlos Alomar, Sterling Campbell e Robin Clark. Whately in questa intervista ci rivela alcuni inediti dettagli sui suoi passati rapporti lavorativi con David e anche alcuni suoi pensieri…

: Mr. Whately, credo che lei abbia incontrato per la prima volta David Bowie nel 1998, quando lui fornì le proprie parole e la voce narrante per il suo cortometraggio In Stillness and in Silence (Sacred), un episodio della sua serie intitolata Conversation Piece dedicata alla scultura inglese. È corretto?
FS: In realtà ho incontrato David di persona solo subito dopo aver terminato il lavoro su Sacred, nei suoi uffici di New York. Il progetto riguardante In Stillness… venne portato avanti per telefono e lettere. Vorrei davvero avere conservato i messaggi che mi lasciava nella segreteria telefonica, alcuni erano esilaranti!

: In un recente video-intervista apparsa sulla rete in occasione della tappa spagnola della mostra David Bowie Is... lei ha definito Bowie il suo eroe, e che da teenager aveva un poster attaccato al muro della sua cameretta. Come è stato incontrarlo in carne ed ossa?
FS: Nel mio lavoro sono sufficientemente fortunato nel poter incontrare personaggi abbastanza famosi, ma l’unica persona che avrei mai voluto incontrare era David Bowie. Si dice che non si dovrebbe  mai trovarsi faccia a faccia con i propri eroi, non è vero? Così quando ricevetti la chiamata nella quale mi si annunciava di incontrarlo a New York, nel suo ufficio, ero terrorizzato al pensiero che il mio sogno si sarebbe spezzato. Così ero là che aspettavo nel suo ufficio e un attimo dopo questa figura incredibilmente semplice e vestita con pantaloni di jeans corti e color khaki veniva verso di me e mi salutava. Era lui? Lo era, e mi conquistava completamente; le ‘farfalle’ nello stomaco si dissolsero. C’era una copia giapponese dell’album Space Oddity sulla sua scrivania e iniziammo a parlare della canzone Cygnet Committee, che personalmente amo e della quale credo lui fosse felice di averla completamente dimenticata. Dopodiché ci sedemmo ad un lungo tavolo con la sua silhouette davanti a me in forte controluce, così che non riuscivo a guardarlo negli occhi, cosa che – ricordo – mi dispiacque molto! Poi lui mi disse che dovevamo rimanere in contatto, ma nel frattempo mi suggerì alcune gallerie di nicchia da visitare assolutamente mentre ero in città. Ci salutammo. Il sogno era intatto e noi rimanemmo in contatto fino a quando non morì.

: Riguardo il corto Sacred. Fu David a scegliere la creazione di Richard Devereux? Ci può dire qualcosa riguardo al coinvolgimento e al commento di David?
FW: L’intera idea della serie prevedeva che delle celebrità scegliessero le opere d’arte, quindi sì.. fu David Bowie a scegliere il pezzo di Richard Devereux! Perciò andai a filmare la scultura in un bosco della contea di Hampshire, in Inghilterra, mentre David scrisse le parole e scelse la musica da utilizzare in sottofondo (qui sotto il video con la nostra traduzione).

La tavolozza personale di Sir Stanley Spencer, acquistata da Bowie nel 1994 e rivenduta l’anno scorso all’asta di Sotheby’s ad oltre 2 mila sterline

: Ho tentato di trovare, senza successo, il suo secondo video realizzato in collaborazione con David, Resurrecting Stanley, dedicato al pittore  Stanley Spencer. Si tratta di un documentario? So che Bowie collezionava le sue opere, alcune di esse sono state messe all’asta e vendute da Sotheby’s nella collezione Bowie/Collector. Ci può dire qualcosa a riguardo della passione di David per l’arte e la sua collezione?
FW: Certo! David and io abbiamo realizzato un documentario sull’eccentrico pittore inglese Stanley Spencer, del quale Bowie era un collezionista. David era davvero un appassionato di Spencer e anche dei ‘Modernisti’, come vengono chiamati. Collaborava con la rivista Modern Painters e tra gli altri realizzò una intervista davvero notevole con Balthus, il pittore recluso. Ogni volta che io e David ci confrontavamo, parlavamo di arte, non di musica.

: Alcuni dei suoi ricordi riguardanti David sono recentemente apparsi nella biografia di Dylan Jones A Life. Lei gli ha dedicato alcune belle parole, ma allo stesso tempo sembra dimostrare un interesse per quello che accadde durante il suo ritiro. Quale è la sua opinione a riguardo?
FW: David fu incredibilmente produttivo per tutta la sua vita e credo che durante il suo ‘ritiro’ trascorse il proprio tempo con la moglie e la figlia, comportandosi come un uomo ‘normale’. In quel periodo mi scriveva e discutevamo di libri, teatro e mostre, e gli inviavo dei documentari della BBC da guardare. Non tutti erano miei!

: Quale è il suo Bowie preferito?
FS: Il mio Bowie preferito è quello che racconta la storia a pag. 287 del nuovo libro di Dylan Jones: “lo str**** vestito da clown” (David si definisce in questo modo in occasione di un curioso evento durante le riprese del videoclip Ashes To Ashes, NdT).

: Lei ha diretto per la BBC i documentari Five Years e The Last Five Years in circostanze piuttosto diverse. Il primo nel momento del grande ritorno di David con The Next Day, l’altro alcuni mesi dopo la release di Blackstar e la sua morte. Ovviamente l’approccio di produzione deve essere stato piuttosto differente, o forse no?
FS: L’approccio è stato molto differente, in molti modi, perché il tono e il materiale utilizzato erano assai diversi. Tuttavia ho utilizzato lo stesso team di lavoro, quindi spero che i due film appaiano come pezzi della stesso quadro. Per quanto riguarda i musicisti, alcuni hanno lavorato nel primo documentario e altri nel secondo, ma è stato fantastico lavorare con la band di Blackstar e quella di The Next Day. Tutti loro sono musicisti incredibili e allo stesso tempo anche incredibili esseri umani.

: Ho davvero apprezzato molto i suoi documentari su David: documenti rari e inediti e un montaggio davvero grandioso! Lei ha intervistato così tanti collaboratori, ma la mia sensazione è che ci sia molto materiale ancora inedito negli archivi della BBC…
FW: Per quanto riguarda l’editing, è il mio tecnico del montaggio Ged Murphy che si merita tutti i complimenti. È un montatore superbo e comprende la musica meglio di chiunque altro abbia mai conosciuto. Lui stesso è un musicista e possiede una sensibilità unica. Abbiamo incontrato così tante persone per i due documentari che… sì, ci sono letteralmente ore ed ore di interviste che non abbiamo mai utilizzato. Spero che un giorno possano venire pubblicate.

: C’è qualcosa che avrebbe voluto inserire in questi documentari ma non ha potuto?
FW: Moltissimo, ma non c’era abbastanza tempo!

: Vi è stata una collaborazione di qualche tipo con il management di Bowie per produrre i due documentari?
FW: La BBC è completamente indipendente, perciò non c’è stata alcuna collaborazione. Bizzarramente durante il periodo di preparazione del primo, David continuò a comunicare con me ma non ne discutemmo mai! Parlammo di libri invece. Suppongo che il fatto che molti collaboratori hanno parlato con me, abbia indotto Bowie e il suo team ad approvare quanto facevo, reputando il mio un buon lavoro!

: In The Last Five Years Tony Visconti presenta una versione di Lazarus con solo la voce di David. Fu una decisone di Visconti oppure sua?
FW: È stata una mia idea, ma non avrei potuto farlo senza Tony. Lui aveva il materiale ed è stato molto gentile nel metterlo a disposizione e parlarne a riguardo. Tony è un uomo straordinario.

: Leggendo David Bowie: A Life di Dylan Jones mi sono sorpreso di apprendere che David aveva avuto un ruolo rilevante nell’organizzazione della mostra curata dal Victoria & Albert Museum. L’ho scoperto grazie ai contributi dei due curatori Victoria Broackes e Geoffrey Marsh. Perché David era così misterioso? Solo per ottenere la curiosità dei fan?
FW: David era un uomo estremamente intelligente e capiva meglio di tutti come funzionavano le cose.

: Da un punto di vista professionale, pensa che le installazioni video nella mostra David Bowie Is… potessero funzionare meglio o in modo diverso?
FW: Ho adorato la mostra e non credo avrebbe potuto essere migliori!

: Produrrà o dirigerà ancora qualcosa riguardante Bowie in futuro?
FW: Chi lo sa? Mi piacerebbe ma… chi può dirlo?

Intervista ideata e condotta da Matteo Tonolli
(Grazie a Monica Colussi)

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