La nostra intervista a Mixo

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Guardare una foto di Mixo, una foto presente, significa guardare una persona elegante, attenta a uno stile dandy che si vede raramente tra la gente, e denota una sensibilità che fa riferimento alle mode inglesi musicali degli anni ’70. Paolo Damasio, in arte Mixo, fa il dj su Radio Capital, ed è un grande esperto di musica rock. La sua carriera è lunga e onorata, e abbraccia programmi storici di musica rock, da quelli radiofonici come Stereodrome e Planet Rock, fino a quelli televisivi, su Videomusic, quando negli anni ’90 sconvolgeva i primi pomeriggi raccontando di rock e superamento dei limiti con una bella capigliatura di capelli lunghi ricci, poi in seguito tinti di rosso, di rosa, … Un punto di riferimento per molti giovani di diverse generazioni, un grande conoscitore di musica che è entrato in contatto con molti musicisti. A gennaio 2016 ha dedicato a David un’intera settimana radiofonica e in questa intervista ci ha raccontato il “suo” Bowie.

: Hai definito David Bowie l’artista più influente del XX secolo. Secondo te ci sono altri che si possono paragonare?
M: Per quanto riguarda l’artista più influente confermo David. Andy Warhol di seguito, i Beatles e certamente i Sex Pistols. Coco Chanel per la moda e Stanley Kubrick per il cinema… ma senza dubbio Bowie è stato il più completo e poliedrico, camaleontico e credibile in tutte le sue manifestazioni artistiche.

: Bowie ha modificato la vita di molte persone. Un Bowie attuale come dovrebbe proporsi per essere altrettanto influente?
M: Ormai sembra tutto visto e sperimentato, come collettività ci siamo abituati a qualsiasi forma di rottura trasgressiva e, secondo me, è indice della china discendente della fine dell’impero occidentale. Bowie era scandaloso anche solo per i tratti somatici, quegli occhi alieni, quel corpo glabro e sottile, il modo in cui parlava e rideva. Lui stesso, prima della sua arte, era un’opera d’arte. Dovrebbe nascere un nuovo Oscar Wilde per trovare una persona altrettanto influente. Attendiamo il messia…

: Quale tra le sue opere ritieni più significativa?
M: Personalmente trovo irresistibilmente accattivante Young Americans, Low e inevitabilmente Ziggy Stardust, ma pure Station to Station. al cinema sicuramente L’uomo che cadde sulla Terra, nonostante visto oggi sembri un po’ lento… ma forse per questo molto inquietante!

: L’uscita di scena di Bowie è paragonabile a quella di mostri sacri dell’arte e della letteratura. Questo dovrebbe dimostrare che la musica rock-pop è una forma d’arte. Perché invece non è così?
M: Non è così perchè qualche coltissimo intellettuale del cazzo ha deciso che il jazz è arte e il rock no. Io me ne frego e ritengo e sottolineo che lo è. La Storia deciderà il verdetto!

: Hai qualche rimpianto? Credi che Bowie non sia riuscito a fare qualcosa che avresti voluto vedere?
M: Ho il grandissimo rimpianto di non averlo incontrato di persona, ma forse è meglio così. Prima di tutto perchè probabilmente sarei svenuto come una eroina di Jane Austen. Secondo perchè a volte incontrare i tuoi miti (che hai dunque mitizzato), può risultare una delusione, per portarti a dire: “Pensavo fosse più alto, più colto, più questo e più quello”. I miti devono rimanere tali e se te li trovi davanti e non sono all’altezza delle tue aspettative… allora ti cascano nella fossa!

: Quando credi che finirà quest’onda celebrativa? E dopo cosa rimarrà?
M: Forse finirà quando noi, i suoi seguaci più o meno coevi, saremo andati altrove. Dopo rimarrà la sua musica e certamente la sua immagine, testimonianza di una persona coraggiosa e indipendente, nonchè icona assoluta di stile totale.

: Se avessi la possibilità di rivolgerti a lui, che cosa gli diresti?
M: Gli direi semplicemente: “Thank you darling!”, con l’accento più British possibile.

: Preferisci il Bowie di Ziggy o il Bowie degli anni ’90 con le sue sperimentazioni di fine millennio?
M: Ziggy. Al confronto le sperimentazioni dei ’90 sono decisamente meno shockanti.

: Secondo te come è riuscito a tornare grandioso dopo la parentesi iper pop degli anni ’80, che lo contraddistinsero nel peggio?
M: Mi sono sempre chiesto il perchè di quegli scivoloni iper pop… in realtà il male non era quel pop plastificato, piuttosto erano le produzioni di quegli anni che rovinavano la musica di tanti artisti. E comunque anche le canzoni non erano all’altezza del suo talento. A volte ci si perde nella vita, capita a tutti, no?

Intervista ideata e condotta da Alessio Barettini

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