David Bowie & Lou Reed

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HEROES DAVID BOWIE E LOU REED: DUE VITE PER IL ROCK


La storia. 1964-2016

911-628x427Parlare di David Bowie e Lou Reed significa contemplare nella loro pienezza due icone del rock che hanno influenzato e plasmato intere generazioni di musicisti che si sono formati sui loro album, e sulle tematiche che da essi scaturivano. Dagli anni sessanta fino all’8 gennaio di quest’anno, potevamo parlare di un’epoca ancora aperta, e viverla al presente, malgrado Lou Reed ci avesse abbandonato tre anni or sono, al termine di una lunga malattia. La scomparsa di David Bowie, avvenuto il 10 gennaio scorso ha definitivamente chiuso una parentesi storica, consegnando al passato un lascito artistico e culturale che attualmente non è ancora misurabile, ma comunque avvertibile in tutta la sua enorme importanza.

Entrambi gli artisti iniziarono a muovere i primi passi negli anni giovanili. Bowie addirittura a sedici anni, incidendo il suo primo singolo “Lisa Jane” nel 1964, col suo vero nome, David Robert Jones. Lou Reed all’epoca pare avesse già composto tutte le canzoni del primo album dei Velvet Underground, che sarebbe uscito tre anni dopo, nel 1967, con la celebre copertina della banana, griffata da Andy Warhol. In quello stesso anno, in Inghilterra, David Bowie registrava il suo primo omonimo disco, una collezione di canzoni fra  musica leggera e Tony Newley, che sarebbe uscito, guarda caso, lo stesso giorno del capolavoro dei Beatles, “Sergeant Pepper’s Lonely hearts Club Band”. Una sfortuna, in quanto l’album venne completamente oscurato dalla titanica opera d’arte dei Fab Four, ma nel contempo quasi un segno del destino, che farà del giovane cantautore di Brixton il vero dominatore della scena rock del decennio successivo.

I Velvet Underground si rivelarono una concentrazione di talento e sfortuna. La loro storia era destinata a compiersi in soli quattro album, registrati fra il 1967 e il 1970, con pochissimo riscontro di pubblico. In seguito sarebbe stati riscoperti, e considerati uno dei gruppi fondamentali della storia del rock mondiale. Le loro proposte musicali estremamente radicali e le loro liriche borderline avevano provocato un isolamento, quasi una congiura mediatica, che aveva relegato il gruppo di Lou Reed in un angolo oscuro. In particolare, I primi due album, “The Velvet Underground And Nico” e “White Light White Heat”, erano veri e propri sassi gettati nello stagno della musica popolare americana, all’epoca centrata sui capolavori di Dylan, e la ventata “Flower Power” che partiva dalla California e si diradava un po’ ovunque. Contemporaneamente debuttava sul palcoscenico il talento di Frank Zappa, che, con il suo gruppo, i “Mothers Of Invention”, spalancava le porte del rock a contaminazioni musicali eterogenee, mischiando la musica al sarcasmo e all’ironia verso la società americana del tempo.

I Velvet Underground si trovarono così accerchiati. Al di fuori della Grande Mela nessuno li conosceva. Andy Warhol e la sua Factory avevano preso sotto la propria tutela il complesso, ma image.adapt.960.high.lo_reed_03atutto questo non era bastato per rompere il ghiaccio e giungere a un più che meritato successo. Sull’altra sponda dell’Atlantico, David Robert Jones aveva cambiato il proprio cognome in Bowie, per evitare confusioni col più noto cantante dei Monkees. Dopo il primo album completamente passato sotto silenzio, il giovane musicista londinese si prodigò per riuscire ad emergere, in un periodo in cui, peraltro, la concorrenza era agguerrita. Insieme a John Hutchinson e a Hermione Faithingale fondò il gruppo dei “Feathers”, producendo alcuni singoli che ancora una volta fallirono l’ingresso nelle classifiche britanniche. Fu comunque un periodo intenso per Bowie, in cui il giovane mod cambiò pelle, dopo lo scioglimento del gruppo, per approdare ad uno stile assai vicino agli hippies e a Bob Dylan.

In questo periodo gli interessi del giovane musicista si allargano alla recitazione e alla mimica. Conosce Lindsay Kemp, con cui diventerà intimo amico, debuttando come attore in cortometraggi underground. In questi anni conosce Angie Barnett, giovanissima hippy americana, durante un happening londinese in cui la ragazza lavorava ad un banchetto di hot dogs. Fra i due scoccherà la fiamma di un amore immediato, che culminerà in un matrimonio celebrato nel 1970. Dopo diversi tentativi, nel 1968, David Bowie centrerà il bersaglio: “Space Oddity” riuscirà a rompere il ghiaccio, arrivando fino al quinto posto in classifica in Inghilterra. Il disco arrivava al momento giusto, nel bel mezzo delle missioni spaziali Apollo, che avrebbero portato il primo uomo a calpestare il suolo selenita. Nel frattempo Lou Reed conosceva l’amarezza del fallimento del progetto legato ai Velvet Underground. In seguito al riadattamento delle canzoni del quarto album del gruppo, “Loaded”, Lou, non informato della cosa, esce clamorosamente dal gruppo, proprio nel momento in cui il pubblico si stava finalmente avvicinando. L’album contiene canzoni storiche come “Sweet Jane” e “Rock’n’Roll”, che nel tempo diventeranno veri e propri cavalli di battaglia negli infuocati concerti elettrici del rocker newyorkese.


PARTE 2

004811593_500Da parte sua, David Bowie dava alle stampe il suo secondo album, uscito in Inghilterra ancora col suo nome d’arte e negli Usa come “Man Of Word, Man Of Music”. Il disco contiene “Space Oddity”, ma non riesce ad entrare in classifica. A questo punto il cantante si separa dal suo manager, Ken Pitt, e viene preso in carico dal più astuto Tony De Fries. Bowie inizia a curare la sua immagine. Abbandona il folk e l’aspetto hippy, iniziando a puntare sull’ambiguità sessuale. La copertina del suo terzo album, “The Man Who Sold The World”, lo vedrà indossare un abito lungo, con una chioma alla Laureen Bacall, adagiato su un divanetto. A contrasto dell’immagine, la musica presentata sul disco mostra una sterzata decisa verso il rock elettrico. L’album è il primo vero lavoro con una forte personalità, in cui l’autore presenta canzoni con testi ricchi di richiami ad un mondo in cui la follia e visioni apocalittiche fanno capolino in maniera inquietante. Il lavoro successivo, “Hunky Dory”, è il vero e proprio esame di maturità per il cantante londinese, che viene superato magnificamente. L’album è un susseguirsi di canzoni di una orecchiabilità contagiosa. Sono ballate acustiche, in cui il pianoforte suonato da Rick Wakeman conferisce un’eleganza che viene completata dai ricami della chitarra acustica suonata da Mick Ronson, vero e proprio “alter ego” di Bowie in questa fase. Nell’album sono presenti canzoni come “Changes” e “Life On Mars?”, esempi chiari di cosa possa diventare la musica pop, se ispirata da un talento che sta sbocciando come un fiore in primavera. Siamo alla fine del 1971. Oramai il passo da compiere è breve. Sotto l’attenta regia di Tony De Fries Bowie rilascia interviste provocatorie. Il suo aspetto muta ancora. I lunghi capelli biondi vengono tagliati e diventano arancioni. Il cantante inizia ad indossare costumi coloratissimi, che conferiscono al suo aspetto un look futuristico e androgino. Nell’estate del 1972 esce il quinto album: “The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars”. Da questo disco viene tratto un singolo di assoluta eccellenza: “Starman”. E’ il successo. Singolo e album irrompono nelle zone altissime della classifica.

Lou Reed stava vivendo una crisi artistica notevole. La fine dei Velvet Underground aveva lasciato strascichi pesanti nel morale del rocker di New York. Il pensiero di abbandonare la vita artistica lo stava torturando. Sarà il suo amico Richard Robinson a convincerlo di tentare la carta inglese. A Londra Lou Reed arriverà dopo avere conosciuto David Bowie, che durante un viaggio oltreoceano lo aveva voluto incontrare, dopo essere stato un grande  estimatore dei Velvet Underground nel decennio precedente. Lou registra un primo album, contenente le canzoni che avrebbero dovuto formare un quinto album dei Velvet Underground che invece era uscito senza di lui, risultando un mediocre assemblaggio di mediocri brani di rock’n’roll senza valore. Il risultato sarebbe stato un fiasco, tanto da far dubitare la sua etichetta, quella stessa Rca che aveva messo sotto contratto David Bowie, del valore del rocker americano.

A questo punto avviene la collaborazione concreta fra i due artisti.

TransformerDavid Bowie, insieme al fido Mick Ronson, producono il secondo album solista di Lou Reed, “Transformer”. E’ un successo. Il singolo “Walk On The Wild Side” fa breccia nelle preferenze degli appassionati. L’egida di Bowie compie il miracolo. L’album entra in classifica regalando a Lou Reed quel successo che non aveva mai raggiunto fino ad allora.

Bowie non si ferma: scrive e regala ai Mott The Hoople il brano “All The Young Dudes”, che risulta essere un altro grande successo, rilanciando le quotazioni della band britannica. Poi produce l’album “Raw Power” per Iggy Pop, leader e cantante della band americana “The Stooges”, anch’essi  testimoni di come la sfortuna possa tarpare le ali ad una band interessante e fuori dagli schemi.

Nel marzo del 1973 avviene la consacrazione definitiva: l’album “Aladdin Sane” succede a Ziggy Stardust, entrando prepotentemente al primo posto delle classifiche britanniche con le sole prenotazioni. Oramai l’artista inglese si trova la via spianata per un successo che non conosce confini. Tutti i suoi album ( a parte il primo) vengono ristampati con nuove copertine dalla Rca, quasi incredula di avere messo a segno un colpo epocale. Bowie si ritrova con cinque album in classifica e nuovi singoli che schizzano ai primi posti delle hit parade. “The Jean Genie” è un grande successo, a cui seguirà “Life On Mars?” che finalmente diventerà un 45 giri favoloso.

I concerti di Bowie con gli Spiders From Mars attraversano tutto il Regno Unito, gli Usa, fino al Giappone. Un tour interminabile che riduce il cantante allo sfinimento. Iniziano ad aprirsi crepe in seno al gruppo, dove il bassista Trevor Bolder e il batterista Mick Woodmansey si sentono tenuti in disparte da tutto il resto dell’entourage di Bowie.

In questa atmosfera si consuma la prima svolta clamorosa di Bowie. Il 3 luglio del 1973, alla fine del concerto all’Odeon di Hammersmith, ultima tappa del tour, che viene filmato dal regista A. Pennebaker, David Bowie annuncia il clamoroso ritiro.

La band viene sciolta.

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