Clare Shenstone: la nostra intervista

Musician (1995) – Traduzione dell’intervista a David Bowie e Brian Eno
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Clare Shenstone: Bacon, Bowie e quella volta che a Berlino sognai di nuotare con i delfini…

Clare Shenstone, autoritratto

Un’artista incredibile. Clare Shenstone è una meravigliosa e prolifica pittrice con base a Londra. Le persone ritratte nelle sue opere sembrano prendere vita in un incredibile equilibrio tra la tela e i colori. Clare aveva solo sedici anni quando posò per il poster di Chelsea Girls, il film sperimentale di Andy Warhol del 1966. Lavorò come modella e nel 1971 affiancò Sir Ian Mckellen impersonando Ofelia nella rappresentazione dell’Amleto per la Prospect Theatre Company. Nonostante i suoi molti ed enormi talenti disegnava e dipingeva da quando era piccola: gli animali, le persone e gli alberi erano, e sono ancora, i suoi soggetti preferiti. Mentre si stava diplomando al Royal College of Art il grande pittore Francis Bacon vide e apprezzò i suoi quadri, a tal punto che decise di acquistarne uno, Janet. Ben presto instaurarono una bella amicizia e Bacon commissionò a Clare un ritratto di se stesso. Dopodiché, lavorando a stretto contatto per 4 anni, Clare produsse una serie intera di ritratti di Bacon. Questa è una parte della storia. L’altra parte riguarda David Bowie. Lei fu uno dei testimoni di nozze di David e Angela, il 22 marzo 1970. Clare conobbe sia il giovane David Jones che l’incredibile artista David Bowie. Fu a stretto contatto con i suoi familiari e amici, lo ritrasse… è stata una piccola ma costante parte della sua vita. Alcuni dei dipinti di Clare sono conservati in musei come il National Portrait Gallery e il Sainsbury Centre, ma in realtà è lei stessa la custode di alcuni segreti riguardanti Bowie, e in questa intervista ce ne rivela alcuni. Proprio oggi apre a Londra David Bowie Tribute, una mostra che presenta anche alcuni suoi ritratti all’Uomo che cadde sulla Terra.

Alcuni autoritratti di Clare Shenstone

: Ms. Shenstone, sono veramente affascinato dal suo lavoro, anche perché lei è un’artista davvero prolifica: autoritratti, dipinti che raffigurano esseri umani ma anche animali. Molti stili e tecniche differenti… quale tra questi, come artista, le ha dato maggior soddisfazione o piacere?
CS: La risposta più semplice a questa domanda è: quelli migliori! Ovvero quelli dove tutto ha funzionato alla perfezione. Questo emerge ad esempio da una serie di dipinti che io chiamo “the key”. È quando succede qualcosa di diverso da quel che ti aspetti. Un errore, un incidente, una pennellata casuale o una macchia di colore che trasforma quello sui cui pensavi di lavorare in una dimensione magica. Chiamo questo “la chiave” poiché è un “grilletto” che innesca una serie di altri eventi a catena; come quando scopri un sentiero nascosto in un mondo segreto che ti conduce a sua volta in un altro posto sconosciuto. Faccio continuamente esperimenti con le immagini e con i materiali, in modo da non essere mai ripetitiva o prevedibile, per continuare a migliorare la mia conoscenza e abilità nel creare nuove immagini in modo unico. Sia che il mio soggetto sia un essere umano oppure un animale, non dipingo la loro immagine esterna, che io vedo come una maschera, ma cerco di dipingere i loro sentimenti, le loro emozioni e cosa si nasconde sotto quella maschera. Per me non c’è differenza tra umani e animali: ogni individuo è un essere unico e tutti noi abbiamo il dono unico della vita.

Sopra: Bacon con ‘Janet’ riflessi nel broken mirror, foto di Barry Joule; sotto: ‘Janet’ fotografata con 3 diverse angolazioni di luce

: Parlando del suo lavoro: è stato influenzato da Francis Bacon? Il suo stile è cambiato dopo averlo incontrato? Cosa pensa di aver imparato da lui?
CS: Il mio lavoro non è influenzato solo da Bacon, ma da tanti, tantissimi artisti, come anche dall’arte Egizia e Primitiva, e dalla vita in generale. Ad ogni modo, prima ancora che Francis vedesse il mio lavoro, avevo scritto la mia tesi di laurea su Portrait of George Dyer Crouching [opera di Bacon del 1966, ndr]. Ammiravo tantissimo il suo lavoro e sì, sicuramente mi ha influenzato. Il suo coraggio nell’esprimere se stesso nel modo in cui desiderava, la sua totale unicità anche nel modo di vivere così, da solo in una stanza. Il suo modo di usare la pittura dove il colore diventa immagine e… la pittura diventa viva, con una sua energia propria, e l’immagine è fissata al suo interno. No, il mio stile non è cambiato: Francis volle il mio lavoro, non una copia del suo!

Francis Bacon ritratto da Clare Shenstone

Il ritratto of di Francis Bacon acquistato e posseduto da David Bowie

: Da quanto ho letto, Francis Bacon come persona sembra averle mostrato una fragilità che solitamente non traspare dai suoi dipinti: lo conferma? A livello personale, pensa che lui le abbia trasmesso un insegnamento in particolare?
CS: Ciò che più ho imparato da Francis è stato avere il coraggio di seguire la mia strada, credere in me stessa e lottare per realizzare le mie idee. Anche riuscire a sopportare e superare la costante insicurezza e la convinzione di non essere mai abbastanza brava. Io credo che i grandi artisti vivono una battaglia costante tra lo ying e lo yang: coraggio e totale abnegazione verso il proprio lavoro…. La prima volta che ho parlato con Francis fu al telefono, mi disse che aveva visto il mio lavoro esposto alla mia mostra di diploma al Royal College of Art. Mi disse che aveva molto ammirato la mia opera e mi chiese se poteva acquistare quella testa che io avevo chiamato Janet. Gli risposi che non avrei potuto immaginare acquirente più gradito, dal momento che lo consideravo il più grande pittore vivente. E lui mi disse “Bene, penso che le grandi menti abbiano gli stessi pensieri, non crede?” Io ero solo una studentessa, non ero ancora nemmeno laureata e Francis Bacon mi aveva trattato con grande rispetto, come fossi una sua pari; questo suo atteggiamento è rimasto lo stesso per tutti i 4 anni in cui abbiamo lavorato insieme. Francis mi telefonava per chiedere la mia opinione su vari materiali o metodi e mi chiedeva cosa io pensassi di questo o quel pittore, del loro lavoro in generale o di singole opere. Mi ha sempre trattata come fossimo sullo stesso livello. Nella nostra prima seduta insieme, nel suo studio, mi soprese quanto poco riuscisse a mascherare le sue emozioni, al punto che i suoi occhi si riempivano di lacrime. L’olio che dipinsi in quella seduta fu proprio quello che acquistarono David e Iman. Era però in grado di cambiare espressione in modo alquanto rapido e un attimo dopo era capace di farti venire i brividi per quando duro diventava il suo viso. Ciò creava grande tensione nell’aria… il che, penso, gli piacesse. Chiunque, anche gli amici più stretti, in sua presenza erano sempre sul chi va là, perché lui era davvero imprevedibile. Viveva esclusivamente nell’attimo presente, quindi non avevi mai idea di cosa avrebbe potuto fare o chi sarebbe potuto essere nell’attimo seguente. Il tutto era assolutamente naturale e reale, nessun gioco o manipolazione, ti faceva solo sentire costantemente sul filo del rasoio, con questa sorta di panico che aleggiava sempre sulle teste. Penso che questo abbia mosso in lui la necessità di essere sempre completamente schietto e onesto, che è poi come ero anche io. Ricordo che una mattina Francis mi chiamò e disse: “Pochi minuti fa mi ha telefonato un noto pittore americano. Mi ha detto di essere appena arrivato a Londra. Mi ha detto anche di essere un grande ammiratore del mio lavoro e mi ha chiesto se poteva chiamare al mio studio”. Chiesi a Francis chi fosse, nominando qualche nome tipo Jasper Johns, Frank Stella, Barnett Newman, Rauchenberg, ma lui disse che non ricordava. Gli chiesi quindi cosa avesse risposto e lui disse di aver gridato “no” e aver attaccato il telefono. Gli dissi; “Guarda, Francis, che un paio di questi pittori americani ha fatto cose parecchio interessanti…e Francis replicò: “Non perdo il mio tempo con disegnatori di carta da parati!”. Rimasi con l’immagine di De Kooning o Rothko rimasti attoniti con la cornetta del telefono in mano.

Clare sul poster di ‘Chelsea Girls’

 

: Prima ancora di conoscere Bacon, lei ha avuto l’opportunità di essere coinvolta in un lavoro con Andy Warhol: lo ha mai incontrato?
CS: No, non ho mai avuto l’occasione di incontrarlo, nemmeno di lavorare direttamente con lui: mi chiamò Alan Aldridge e mi chiese se volevo comparire sul suo poster per l’edizione britannica del film di Warhol Chelsea Girls. Mi disse che voleva trasformarmi nel Chelsea HoteI! Andai nel suo studio e parlammo della cosa; il fotografo era Donald Silverstein. La storia di me, Alan e della realizzazione di quel poster viene descritta in Man With Kaleidoscope Eyes, un libro sul lavoro di Aldridge pubblicato da Thames and Hudson. Tutto ciò che so è che viene citata la reazione di Warhol quando ha visto il poster e ha detto: “Se solo il film fosse stato valido quanto il poster!”

: Ho sentito che il lavoro di sua madre ha influenzato la sua arte, mi piacerebbe sapere se il suo amore per la pittura è stato influenzato invece da suo padre, che era architetto.
CS: La sola influenza che la mia amata mamma abbia avuto sull’ossessione per la pittura che manifestavo fin da bambina è stato il diventar matta ogni volta che disegnavo sul tavolo da cena lustrato a cera, senza nulla sotto per proteggerlo! Rigai e segnai indelebilmente quel povero tavolo senza pietà e ne pagai le conseguenze! E’ stato mio padre ad avermi realmente influenzato. Aveva studiato architettura al Clare College Cambridge (motivo per cui io mi chiamo Clare). Vinse una borsa di studio a Roma e fu architetto del Duca di Bedford, era anche responsabile del Bedford Estate, la zona Bloomsbury di Londra. Aspettavo che tornasse dal lavoro per mostrargli cosa avevo disegnato o dipinto. Lui mi correggeva e mi dava consigli, come “non copiare mai le foto delle riviste, prendi spunto solo dalla vita reale”, e cose del genere. Mi ha sempre incoraggiato a osservare ciò che stavo disegnando, cercare la struttura nascosta e la texture di quella visibile, di studiare, mentre disegnavo, per poter comprendere lo spirito del soggetto e tutto ciò che lo compone. Una volta mi disse semplicemente: “Prova a disegnare questa pianta come se dovessi spiegarla a un marziano che non è mai stato sulla terra e che non conosce nulla di essa”. Poco più tardi, provai per la prima volta a dipingere ad olio e fu un disastro: la pittura colava dappertutto e non riuscivo a controllarla. Mio padre mi disse di usare le sbavature e le colature di un colore dentro un altro lasciando trasformare in questo modo i colori, di imparare a trovare la mia strada pennellata dopo pennellata. Mio padre è stato il mio primo maestro, anzi.. direi meglio ancora la mia guida, perché nessuno può insegnarti come dipingere o disegnare, ti possono solo aiutare e incoraggiare lasciando che tu percorra la tua strada.

Un ritratto di David Bowie realizzato da Clare Shenstone

: Quando e perché ha conosciuto David Bowie?
CS: Mio fratello era in coda in banca e si mise a parlare con un giovane di nome Calvin Lee. Simon, mio fratello, finì per invitarlo nel mio appartamento, perché Calvin voleva incontrarmi. All’epoca Simon viveva insieme a me. Calvin voleva presentarmi a David, quindi un giorno a pranzo mi portò a una performance al Beckeham College dove David suonava la chitarra e cantava le proprie canzoni. Il tutto si svolgeva in un’aula piuttosto piccola con il pavimento di legno e pochi studenti presenti. David cantò col cuore ed appariva esperto ma naturale. Era palese che avesse molto talento. David mi invitò a tornare insieme a casa sua per prendere un tè e lì conobbi anche il suo fratellastro Terry e Peggy, sua mamma. Qualche tempo dopo il padre di David morì e lui mi chiese di andare a casa sua dopo il funerale. Mi prese per mano e mi guidò in camera sua dove ci sedemmo sul suo letto a parlare. Mi disse di essere innamorato di una ragazza di nome Hermione, che era una bella ballerina e aveva appena ricevuto una proposta di lavoro a New York, che aveva scelto di lasciarlo, preferendogli la carriera. Anche se non mi fornì troppi dettagli, capii che la cosa era successa da poco e che lui era molto depresso. La morte di suo padre, in quello stato, fu per lui particolarmente difficile da sopportare… cercai di distrarlo facendolo parlare della sua musica, delle sue ambizioni, di cosa davvero fosse per lui importante in quel momento. Non ricordo se all’epoca avesse già incontrato Angie o meno… [in realtà David aveva cominciato a frequentare Angie già da alcuni mesi, dopo qualche tempo dalla separazione da Hermione, ndr]. Ma rammento che a un certo punto mi parlò di lei e penso di averla incontrata due o tre volte a casa sua. La sera del funerale del padre di David fu quella in cui davvero cominciai a conoscerlo.

Un altro sketch di David

 

: Entrambi avevate la passione per il teatro: avete mai recitato insieme? Teatro e pittura, più di una passione in comune; tuttavia entrambi avete scelto di relegare il teatro a qualcosa di complementare, scegliendo invece altro come attività principale: lei è diventata una pittrice di professione, mentre per David la pittura è rimasta un hobby.
CS: David ed io amavamo entrambi il teatro ed io scelsi di fare l’attrice in un momento in cui mi sembrava che la pittura non potesse diventare una fonte di guadagno. Per me, all’inizio, la pittura era qualcosa di estremamente privato. La chiamavo la mia ricerca, perché stavo imparando da lei. Anche ora comunque non dipingo immaginando l’opera come un oggetto da vendere, come un prodotto. Io ho sempre disegnato e dipinto per conoscere il mondo in cui vivo e per imparare meglio a comunicare la mia esperienza di essere viva. Ho studiato anche doppiaggio, recitazione, lettura di poesia così come di prosa e arte drammatica fin da quando avevo 6 anni e a scuola recitai la parte di Puck nel Sogno di una Notte di Mezza Estate. Ho studiato il teatro classico: Ibsen, Chekov, Shakespeare e via dicendo. Il problema nel fare l’attore è che ogni teatro è un evento e ogni evento è diverso da ogni performance e richiede tempo per essere spiegato. È una collaborazione tra tante persone. Gli attori non sempre recitano nel ruolo che vorrebbero e alcuni di loro non amano recitare con i colleghi, però si calano perfettamente nella parte e perseverano in quel modo. Richiede che ognuno dimentichi se stesso per l’armonia del gruppo e non è semplice. Sia David nel suo lavoro, che io nel mio, abbiamo bisogno di controllare tutto: nel mio caso, è un’attività per me maniacale e mi sento personalmente responsabile del risultato. David è sempre stato concentrato sulla sua musica, era un eccezionale performer. L’evento intero non esisterebbe se non ci fosse stato lui. Per esempio, un sostituto non potrebbe mai prendere il suo posto. Il suo teatro non consisteva nell’interpretare un copione, lui era, il teatro.

: Quali furono le sue impressioni di Terry, il fratellastro di David, quando lo incontrò?
CS: Terry era abbastanza introverso e cercava di non rivelare troppo su se stesso. Era molto dolce e la prima volta che lo incontrai pensai che fosse solo un po’ timido. Non mi accorsi che aveva dei problemi. Dopo che andai là alcune volte partecipò un po’ di più alle conversazioni. La cosa che invece mi lasciò più perplessa fu quanto loro fossero diversi l’uno dall’altro, sia fisicamente che sotto tutti gli altri punti di vista.

‘Child in Berlin’ (1977), David Bowie

: Immagino che lei conosca l’opera pittorica di David: qual è il suo giudizio personale a riguardo?
CS: Tra le opere di David che ho visto, la mia preferita è Child in Berlin, perché è ambientato sulle scale del suo appartamento a Berlino. Il bambino potrebbe essere Duncan, ma potrebbe anche essere David stesso. Mi piace moltissimo. Tuttavia, non proverei mai a giudicare il lavoro di David professionalmente. Nemmeno David mi ha mai lasciato vedere i suoi dipinti: in una lettera che mi mandò tra le mie visite a Berlino, mi scrisse che aveva dipinto “sei tele monumentali”, che è come chiamava allora i suoi dipinti. David dipingeva perché amava la pittura e la sua arte era un altro aspetto della sua mente.

: David stesso è stato probabilmente ispirato da Bacon, non solo nel suo stile pittorico, ma anche nella scelta di alcuni scatti fotografici (immagino lei conosca quelli di Frank Ockenfels 3 dove David siete su un trono, che rimandano al Papa di Bacon): pensa che il legame sia realmente visibile? C’è forse una sua influenza anche nel videoclip di Dead Man Walking (1997)?
CS: È curioso, perché in uno dei miei viaggi a Berlino io ho chiesto a David se conoscesse il lavoro di Francis Bacon. Mi disse di non conoscere nulla di suo. Gli suggerii di documentarsi. Forse mentiva, chi può dirlo? Io rimasi alquanto sorpresa. Nel video di Dead Man Walking c’è l’immagine di una piccola scatola di latta dietro di lui e Bacon usò quell’immagine nei suoi dipinti del Papa. Nel caso di Francis, lui fissa l’immagine sulla tela ingabbiandola; oltre ad essere un’immagine pittorica, questa è anche un riferimento simbolico alla posizione unica del Papa. Lui è infatti intrappolato come Papa nel Vaticano ma al tempo stesso è da questo protetto. Francis prese quell’idea dalle foto del processo di Adolf Eichmann nel 1951 e lo ha poi usato più volte. Anche i pezzi di carne che si trovano nel video di David possono essere un riferimento all’opera di Bacon. Possono però essere un tributo anche a Damien Hirst, ammirato da David e suo amico. Damien ha più volte messo in mostra oggetti tridimensionali racchiusi in teche di perspex e spesso ha usato anche la carne. Inoltre David potrebbe aver preso l’idea dalle stesse fonti di Bacon: le foto del processo Eichmann e le immagini della carne nelle opere di Rembrandt. Io penso che ben pochi artisti, in campi differenti, non siano stati in qualche modo influenzati dal lavoro di Bacon.

: Una volta (1995, 1.Outside EPK) David ha affermato che non è possibile terminare un dipinto, ma si può al massimo arrivare a un punto in cui ci si deve fermare. E i grandi artisti sanno quando è il momento di fermarsi. Lei che ne pensa? Vedendo i suoi dipinti sembra che lei abbia raggiunto quel delicato equilibrio: immagini formalmente non finite, ma artisticamente complete.
CS: Penso che ci siano due modi per capire quando il processo pittorico deve fermarsi. Anzitutto, quando vedi che le prossime due pennellate risulterebbero distruttive per l’opera, peggiorandola anziché migliorandola; quello che io chiamo “superlavorare un dipinto” o anche “lucidare le mele”. In questo modo il dipinto muore come se venisse soffocato. L’altro modo è quando guardi la tua opera da una certa distanza e osservandola ti senti sorpreso ma riconosci che è completo al tempo stesso. Come quando partorisci… vedi che la tua opera prende vita in modo autonomo e non riesci a credere di averla creata tu. Tutto ciò che puoi fare è guardarla incredulo e pensare “come ho fatto?”. La volta che ho terminato un olio più velocemente ci ho pesso poco più di un’ora. La volta che invece ci ho impiegato più tempo sono rimasta sullo stesso quadro per ben 7 anni. Non so se sono d’accordo con David nel dire che non è possibile finire un dipinto, perché un dipinto è un oggetto fisico, con una superficie limitata. Ci sono quindi ragioni pratiche per cui tu devi terminare un’opera, altrimenti dopo un po’ non sarebbe più un dipinto, ma una scultura. Quando la pittura si sovrappone, l’opera passa da 2D a 3D. Io lavoro in serie perché ritengo che un dipinto stimoli la necessità di svilupparne il concetto in un secondo dipinto, poi in un terzo, un quarto e via discorrendo: ogni dipinto è lo sviluppo di quello che lo ha preceduto.

Berlino 1977: Clare (seconda da sinistra) con David e Coco

: C’è una celebre fotografia che ritrae lei e David a Berlino nel 1977, con anche Coco Schwab e Romy Haag. Che ricordi ha di quella foto?
CS: Ricordo molto bene l’occasione in cui venne scattata quella istantanea. David mi chiamò a Londra e disse che era stato malato ed era alquanto indebolito, chiedendomi se potevo andarlo a trovare a Berlino. Anche Coco venne al telefono e mi disse di andare perché lui aveva veramente bisogno di me. All’epoca mi ero da poco iscritta al Royal College of Art e stavo anche lavorando a teatro con la Royal Shakespeare Company, portando sul palco un’opera di Checov all’Aldwych Theatre. Andavo al Royal College in bici tutte le mattine e dopo aver lavorato per tutto il giorno alla sera mi rimettevo in sella alla bici e andavo al teatro. Era parecchio impegnativo! Tuttavia la commedia in cui recitavo si alternava con un’altra produzione di cui non facevo parte, quindi il giorno seguente alla telefonata mi recai a Berlino. David mi stava aspettando con l’auto e poi ci dirigemmo al suo appartamento. Mi raccontò dei suoi problemi e poi mi fece ascoltare Low e mi parlò dei Kraftwerk, di Brian Eno, di Iggy Pop. Anche Jim [Iggy, ndr] divideva con loro l’appartamento. Dopo David, Coco ed io andammo al Gay Club, ma scoprii che era già stato tutto predisposto: avevano chiuso il locale al pubblico e organizzato uno spettacolo di cabaret solo per noi, o meglio, per David. Tutti erano favolosi e gentili e continuavano ad abbracciarmi. C’erano tre travestiti e si esibirono solo per noi, cantando e ballando, molto professionali. Uno di loro chiese se, prima che ce ne andassimo, poteva avere una fotografia di noi tutti insieme. Ecco, questa è la storia di quella foto. Qualche tempo dopo, purtroppo, David mi raccontò che uno di loro si era suicidato.

‘Seated Man series’, Clare Shenstone

: Warhol, Bacon, Bowie… e anche Alan Aldridge! Lei è sempre stata a contatto con grandi artisti: indubbiamente ha vissuto in un’epoca di grande fermento culturale, ma ha anche avuto l’opportunità di conoscere persone straordinarie. Quale ricordo conserva di questi straordinari artisti? C’è qualche particolare aneddoto che le è rimasto impresso?
CS: Come canta Paul Simon, sono “born at the right time”. Arrivai a Londra all’incirca all’inizio del 1967 ed ero davvero molto giovane. Il movimento psichedelico del Flower Power era al suo apice. Carnaby Street, Kings Road, Biba, Beetles, Stones, Pink Floyd, Cream, Jimmy Hendrix, Bob Dylan, David Bailey, Twiggy… colore dappertutto. Se ti trovavi lì era normale incontrare persone famose e di talento in qualsiasi momento. Al tempo stesso era però anche un momento di sfruttamento, droghe e persone veramente brutte, quindi se eri una donna giovane e carina dovevi davvero tenere la tua testa fermamente ancorata alle spalle. Come aneddoti posso riportare tre dei miei più bei ricordi:

  • Il mio agente mi disse di avermi prenotato una sessione con un fotografo che mi aveva richiesto per un servizio da Mary Quant. Un amico che era anche lui fotografo si offrì di accompagnarmi, dato che sarei dovuta andare in bici o in metro. Lungo la strada mi chiese chi fosse il fotografo, ma non riuscivo a ricordarlo. Gli dissi che mi sembrava il suo nome cominciasse per ‘A’. Come arrivammo al luogo del servizio c’erano un sacco di auto parcheggiate e molta gente radunata lì. “Che succede?” chiesi, al che il mio amico mi disse: “Il nome è Avedon, vero?” e io risposi “Bravo, proprio lui!”
  • Una volta David mi disse: “Voglio portarti a conoscere il mio amico Brian Eno”, così andammo a casa sua. Brian fu adorabile, ci raccontò di essere appena tornato dall’Africa e ci fece ascoltare suoni e musica importati da lì. David chiese a Brian se gli dispiaceva se mi faceva vedere la casa. Era tipico di David, gli piaceva andare in giro a curiosare e scoprire cose interessanti. Ad ogni modo, mi portò in cima alle scale e poi nel bagno. David era attratto da una bella ciotola di frutta che era sul bordo della vasca. Prese una mela e le diede un bel morso. “Che cavolo stai facendo?”, gli dissi “è una mela di cera!” Ricordo che David cercò di risistemarla alla bene e meglio, in modo che non si vedessero i segni dei suoi denti. Naturalmente, se solo David avesse detto di essere stato lui, Brian avrebbe potuto vendere quella mela e ricavarne una fortuna!

Il mio preferito:

  • Era il giorno in cui i Beatles ricevettero il loro M.B.E. a Buckingham Palace. Dopo la cerimonia, George e Patti [Boyd, prima moglie di George Harrison, ndr] vennero a casa di amici comuni. George è sempre stato il mio Beatle preferito! Prima di sedersi, George cominciò a frugare nelle sue tasche e ne tirò fuori un pacchettino di stagnola. Lo aprì delicatamente e mi offrì quello che scoprii essere un sandwich con la marmellata o qualcosa del genere, visto che era tutto schiacciato. Patti gli disse: “Che lo tieni a fare in tasca?” e lui: “Pensavo che mi potesse venire fame prima della fine della cerimonia”.

Alcune incredibili opere di Clare Shenstone

: Quando ha conosciuto Bowie è anche diventata amica della sua prima moglie, Angela Barrett: è rimasta in contatto con lei? Che idea si era fatta allora di loro come coppia?
CS: Credo di aver incontrato Angela due o tre volte a casa di David, ma la prima volta che ricordo di averla vista fu quando lei e David bussarono una sera alla mia porta e mi dissero che avevano intenzione di sposarsi la mattina seguente. Mi chiesero se potevano fermarsi da me per la notte e se sarei potuta andare l’indomani con loro all’ufficio del Registro per essere la loro testimone di nozze. Io risposi: “Certamente!”, e li feci accomodare. Angie raccontò poi che quella notte facemmo un’orgia tra noi tre: tutto ciò che posso dire è che andammo a letto presto e che dormimmo insieme perché il letto a disposizione era uno solo. Se davvero ci fu un’orgia, io allora dormivo! La mattina ci svegliammo e io andai a comprare dei fiori per Angie. Incontrammo Margaret, la mamma di David, che era l’altra testimone. Dopo la cerimonia, David e Angie scapparono insieme e io tornai a casa. Angie aveva carattere ed era una che ti guardava con aria di sfida, non certo una donna timida e riservata. Mi piaceva molto e andavamo d’accordo. Come coppia non erano particolarmente mielosi e romantici, direi che la loro unione era più che altro un mutuo beneficio. A quell’epoca David stava cominciando la sua carriera e aveva bisogno di qualcuno che lo aiutasse e organizzasse il lavoro dietro le quinte. Angie era perfetta. Fu senza dubbio lei la creatrice della sua immagine. Gli suggerì di tingersi i capelli color arancio e di truccarsi. Credo che lei abbia contribuito più di tutti alla creazione delle sue prime trasformazioni. Era proprio ciò di cui David aveva bisogno, ma naturalmente tra loro c’era anche un profondo affetto.

Disegni inediti di Clare Shenstone

Qualche tempo dopo mi invitarono a una cena a Southend Road. Aveva cucinato tutto Angie, e Zowie (Duncan) era nato da poco. Quella sera Angie era parecchio sopra le righe e dopo poco divenne insopportabile. Chiesi a David se si comportasse spesso in quel modo e, nel caso, come facesse lui a sopportarla. Mi disse che aveva lavorato tanto per preparare la cena e la nascita di Zowie l’aveva scombussolata non poco, ma lo disse stringendosi nelle spalle, con aria sconsolata. La rividi tempo dopo al Rainbow Theatre, per lo spettacolo di David in collaborazione con Lindsay Kemp. Angie voleva convincermi ad andare in tour con loro, ma non era mia intenzione. Qualche tempo dopo, stavo facendo il mio BA alla Chelsea School of Art e stavo pedalando in bici lungo King’s Road andando verso casa. Improvvisamente mi comparve alle spalle una Cadillac decappottabile con Angie dritta sul sedile posteriore che mi chiamava. Mi disse che erano all’Hyde Park Hotel e di chiamarli e andarli a trovare, che David sarebbe stato felice di vedermi. Così feci. Devo ammettere che, quando andai a trovarli, Angie sembrava davvero contenta di vedermi, però saltellava qui e là per la stanza come un cane con le pulci. Dopo poco lei sparì in un’altra stanza. Arrivò David e mi chiese di andare al suo concerto a Wembley per il Station to Station tour. Dopo il concerto scese dal palco e salì su un furgoncino bianco, prima di saltare sul furgoncino però si guardò intorno cercandomi e mi salutò con la mano. Ricambiai il saluto, quindi lui chiuse le porte e il furgoncino scomparve. Angie ed io salimmo su una Rolls Royce e cercammo di allontanarci dalla folla che batteva sui finestrini e cercava di arrampicarsi sul tetto. Furono momenti terribili. Naturalmente eravamo il diversivo per far sì che David riuscisse ad andarsene indisturbato. Non mi divertii, ma almeno anche Angie era lì con me. Quando arrivammo all’appartamento dove risiedevano, entrammo in un’ampia stanza piena di gente che stava aspettando David. Lui arrivò presto. Ero ad un lato della stanza e David andò a quello opposto, ma mi guardò e sorrise, salutandomi di nuovo. Fu straordinario, perché sembrava che non ci fosse nessuno oltre a noi nella stanza. Venne poi verso di me e mi abbracciò, poi ci sedemmo ai bordi di un tavolo e parlammo un po’. Non so dove fosse andata Angela.

Iman, Clare Shenstone

: Lei ha ritratto David ma anche Iman. In quali circostanze?
CS: Avevo detto a David che mi sarebbe piaciuto molto ritrarre Iman, così quando lei accettò ci incontrammo per una prima seduta a Londra. Lei era davvero divertente, non perdeva occasione per fare battute. Passammo insieme gran parte della giornata e fu un piacere. Quando poi facemmo la seconda seduta lei venne nel mio studio. Ho lavorato al suo ritratto per un bel po’ di tempo e ancora conservo molti suoi bozzetti. Se non ricordo male acquistarono un olio e due disegni molto grandi.

: Nonostante lei sia affetta da molti anni da una malattia cronica, l’arte sembra rafforzare la sua volontà e continua ad alimentare la sua passione. A cosa sta lavorando in questo momento?
CS: Sto lavorando con bambole antiche e ogni sorta di piccoli oggetti vecchi e rovinati, bambole o animali, recuperati dalle macerie dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sono strani, la loro immagine turba e mi ricorda quelle tremende che vengono mostrate in televisione relative alle guerre di oggi. Bambole prive di testa o con la testa spaccata, senza braccia o gambe, non mi dilungo nella descrizione perché devo dipingerle e non so quanto tempo mi rimanga.

: Bowie e Blackstar. Sembra che David abbia affrontato la morte con la sua sensibilità unica, creando un’incredibile opera d’arte: essere così vicini a una nuova trasformazione e continuare ad andare avanti, producendo arte ancora e ancora. Quale è la sua opinione?
CS: Questo è per me un terreno alquanto delicato, in questo momento, per ovvii motivi. Credo che gli artisti abbiamo una “forza vitale” che gli permette di fare quello che vogliono, o anche di cui hanno bisogno, per esprimere se stessi. Più intensa avvertono questa necessità, più forte diventa la motivazione per creare ulteriormente e per comunicare ciò che stanno provando. Per un vero artista questa è una necessità, perfino un’ossessione, la conferma che tu esisti come persona e che vuoi lasciare un tuo messaggio al mondo. Io credo che alcune persone particolarmente ostinate e testarde arrivino perfino a sfidare la morte pur di portare a termine gli obiettivi che si erano prefissate. Basta guardare le imprese straordinarie, le maratone, i viaggi a scopo benefico che alcune persone condannate dalla malattia riescono a fare pur di raccogliere fondi per aiutare altre persone in analoghe condizioni. David aveva questa motivazione e anche altri con cui ho lavorato, come lo scrittore Dennis Potter. Non poteva morire prima che la sua ultima opera fosse compiuta. Ricordo di aver visto uno splendido dipinto di Modigliani e la targhetta diceva “Questa è l’ultima opera di Modigliani. Lui morì meno di due ore dopo averlo terminato”.

Un altro inteso autoritratto di Clare

 

: Ho letto la biografia di David scritta da Dylan Jones, A Life. Jones ha speso delle belle parole su di lei nell’introduzione e mi sono chiesto quale fosse l’allusione a lei riguardo al testo di ‘Heroes’… (*)
CS: Quanto dice Dylan sul verso di ‘Heroes’ è vero. Si riferisce a una giornata che io e David trascorremmo insieme a Berlino. David mi chiese se avessi mai sognato di lui, perché lui aveva sognato di me. Gli dissi che avevo appena fatto un bellissimo sogno in cui nuotavo con i delfini. Poi trascorremmo il resto della giornata camminando lungo il Muro e David mi portò nella parte Est attraverso il Check Point Charlie.

: Potrebbe per favore dirci qualcosa dei 15 bozzetti di David che questo autunno verranno esposti alla mostra di Monica Colussi intitolata David Bowie Tribute?
CS: Mi venne voglia di disegnare queste teste durante l’estate del 1996. Ricevetti un pacco da Iman e al suo interno c’era una lettera molto carina dove mi spiegava che presto sarebbe stato il 50esimo compleanno di David, che ricordavo essere l’8 gennaio del 1997. Iman spiegava che non aveva idea di cosa regalargli e così aveva pensato di far pervenire ad ogni caro amico di David un foglio di carta giapponese sul quale ognuno di loro avrebbe dovuto scrivere un pensiero speciale per lui; dopodichè avrebbero dovuto consegnare a lei questi fogli e li avrebbe fatti rilegare in un libro. Avrei dovuto fotografare il mio foglio prima di spedirglielo, ma al momento non ci pensai. I ritratti di David mi vennero improvvisamente mentre stavo cercando di dipingere un suo ritratto ad olio proprio su quel foglio di carta giapponese, cosa che poi ho fatto. Quello però l’ho fotografata, così la posso includere ai bozzetti della mostra, almeno in forma fotografica. Sulla carta giapponese ho anche messo una piccola mia foto scattata al Free Festival del 1969 e un messaggio per lui. David non sapeva che io fossi lì perché all’epoca qualcuno mi disse che lui era di pessimo umore e così io mi tenni ben lontana! [il padre di David era mancato da pochissimo, ndr]

Alcuni disegni molto recenti, e successivi alla morte di David, di Clare (in ordine cronologico): uno sketch senza titolo disegnato a inizio settembre 2017, due sotto il nome ‘Not Gone But Not The same’ e ‘The Last Wave’; foto di Clare Shenstone riprodotte in esclusiva da davidbowieblackstar.it con il suo permesso

: Quanto le manca David?
CS: Vorrei solo aggiungere… So che ci sono degli elementi nascosti nelle sue ultime registrazioni. Ci sono dei messaggi segreti a diverse persone speciali, e solo queste persone possono comprendere e riconoscere gli ‘indizi’ a loro riferiti. David sta ancora parlando ad alcuni di noi.

(*)”Grazie anche all’adorabile Clare Shenstone (la musa ispiratrice di ‘Heroes’, il cui sogno riguardante il nuotare con i delfini è così centrale nella canzone), con la quale ho conversato a lungo a riguardo del suo rapporto con David, del tempo che ha trascorso a Berlino e a riguardo della natura peripatetica della loro relazione; alla fine lei ha deciso che la sua storia non venisse raccontata, tuttavia la connessione che ho avuto con lei mi ha ripagato dell’iniziale disappunto che ho provato.” – dai Ringraziamenti in David Bowie: A Life, di Dylan Jones (Preface Publishing, 2017).

Intervista ideata, realizzata e tradotta da Matteo Tonolli ed Elena Mattirolo

(Un grande ringraziamento a Monica Colussi!)

David Bowie Tribute, è una mostra realizzata e curata da Monica Colussi, inaugurata il 22 settembre presso il Fiat Chrysler Village in Wigmore Street, Londra.

I 15 bozzetti di David Bowie realizzati da Clare Shenstone e presenti alla mostra ‘David Bowie Tribute’

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