“Bowie Unseen: Portraits of an Artist as a Young Man”: la recensione

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MOONDUST WILL COVER HIM

Gerald Fearnley, BOWIE UNSEEN, ACC Editions/Iconic Images, 2017
EBook/hardcover, 80 pagg, 235x200x16 mm, 560 gr, £ 17,99 / $ 25.00 [lingua inglese]

Che cosa davvero è ‘unseen’ di David Bowie nel 2017? Più di quanto potremmo sospettare. La sovraesposizione e il profluvio digitale delle sue foto nella Rete rischiano seriamente di compromettere la rilevanza e il significato di numerosissimi scatti realizzati da innumerevoli fotografi nel corso di tanti anni; oltre ad essere potenzialmente causa di fraintendimento su autenticità, provenienza e paternità delle più disparate immagini. Nessun hardisk di questo mondo, per quanto capiente e fornito potrà mai sostituire la fisicità di una foto stampata sulla pagina di un libro.
Su questo piccolo ma significativo volume, per il quale Iconic Images e ACC Art Books hanno unito le forze, ho sentito qualche superficiale commento, che pretendeva sostenere non ci fosse nulla di inedito. Ebbene, la stragrande maggioranza delle foto qui contenute non ha visto la luce fino all’agosto del 2016, quando vennero esposte per la prima volta al pubblico presso le Snap Galleries di Londra. L’autore è Gerald Fearnley, un fotografo professionista che nel 1967 – su richiesta di David – realizzò alcune immagini promozionali nel proprio studio vicino Oxford Street. Il punto di contatto tra i due fu il fratello minore Derek ‘Dek’ Fearley, bassista dei Buzz e stretto, nonché sottovalutato, collaboratore del giovane David Bowie per il suo primo Long Play omonimo. In questo volume oltre a riaffiorare quasi un centinaio di scatti dimenticati nell’archivio per 49 anni (!), vengono forniti alcuni dettagli sul contesto e le circostanze della loro creazione. Sono lo stesso Gerald e il figlio Roger a fornirli (Derek è mancato nel 2008, sopraffatto dal cancro). All’epoca infatti capitava con frequenza che Bowie frequentasse la casa di Gerald e si intrattenesse con i suoi figli. Si tratta di piccoli momenti di vita quotidiana, il banale fervore di due amici che si ritrovavano a fare musica, se non fosse che quel giovane ragazzo sarebbe in seguito diventato una delle più grandi rockstar mondiali e un artista eclettico.

© Gerald Fearnley

Le foto contenute in Bowie Unseen, in prevalenza monocromatiche, sono pose in studio realizzate con grande cura e notevole professionalità, una caratteristica non secondaria al loro valore inedito. Le istantanee fatte a David all’epoca erano tendenzialmente di bassa qualità e di natura amatoriale. Si può dunque tranquillamente affermare che l’esordio discografico di Bowie su 33 giri avvenne parallelamente a quello nel campo della fotografia professionale, anche se paradossalmente videro la luce solo quelle destinate alla copertina dell’album. A questo proposito c’è da fare una interessante considerazione. In una buona parte delle foto David appare con il viso parzialmente dipinto da clown, un semplice quanto ben realizzato make-up, senz’altro debitore dei suoi studi da mimo. Un Pierrot in Torquoise e soprattutto uno ‘scary monster’ ante litteram. Tanto è vero che in molte pagine di questa pubblicazione sono riportate diverse dichiarazioni di Lindsay Kemp e vengono fatte diverse allusioni al training teatrale che David seguì presso la scuola del grande maestro teatrale. È vero che David ‘storicamente’ comparve con il viso dipinto già durante la sua breve avventura con i Riot Squad, nell’aprile dello stesso anno, ma in quel caso la fattura del suo make-up floreale appariva assolutamente approssimativa e riconducibile più ad una ispirazione hippie.

Sopra: due rare immagini di David truccato per la prima volta, con i Riod Squad (marzo-aprile 1967); sotto invece un intenso scatto contenuto in ‘Bowie Unseen’

 

 

Ovunque se ne parla, si fa genericamente risalire le foto di questo libro al 1967. Evidentemente Fearnley non aveva motivo di segnare la data precisa di quando scattava, e se lo ha fatto non l’ha dichiarato (ma è più probabile se lo sia semplicemente dimenticato). Tuttavia è risaputo che la collaborazione tra Kemp e Bowie iniziò a disco già pubblicato, quanto il grande mimo utilizzava alcune tracce nei suoi spettacoli, suscitando l’interesse e l’avvicinamento del futuro Thin White Duke. Se ne deduce dunque che furono realizzate almeno due diverse sessioni fotografiche: una per ottenere la copertina del disco pubblicato il 1 giugno 1967 (e quindi precedente) , e almeno un’altra nella quale vennero probabilmente realizzate tutte le altre foto. Se nelle prime appare assolutamente statico, in queste ultime David assume strane e bizzarre pose teatrali, un piccolo assaggio di alcune provocatorie posture di Ziggy, o di altri personaggi che portò sul palco negli anni successivi. In altre immagini ci sono primi piani stupefacenti, con espressioni intense, languide o rilassate. In definitiva un Bowie ‘fotograficamente’ sbocciato, che comincia ad esprimere seriamente il proprio talento davanti all’obiettivo. Qui il futuro starman è ‘sbloccato’, grazie probabilmente al suo primo 33 giri e/o alle prime esperienze teatrali. È significativo trovare qui un’immagine con la postura del tutto identica a quelle che David avrebbe assunto ripetutamente nella sua carriera quando calvalcherà i palcoscenici e gli studi televisivi di mezzo mondo: di spalle, con le braccia avvinghiate al petto e le mani sulla schiena, dando così l’impressione di essere abbracciato a qualcun’altro. È vero che diverse foto di Bowie Unseen sono state diffuse sia per la promozione della mostra e poi in occasione dell’uscita del libro stesso, ma solo all’interno di quest’ultimo troverete la completezza di un periodo altrimenti non documentabile. Un volume che colma alcune lacune e allo stesso tempo solleva altri interrogativi, perché attraverso di esso si estendono un poco i confini del conoscibile bowiano. Il sottotitolo recita un po’ prosaicamente Portraits of an Artist as a Young Man, e giovane lo era davvero David, con davanti a sé una sfolgorante carriera. In queste foto già si notano le sue talentuose attitudini nei confronti dell’obiettivo. Molti e più celebri fotografi lo avrebbero ritratto in seguito, ma c’è da stare sicuri che già in queste prime sessioni egli avrà avidamente attinto alla professionalità di Fearley, imparando qualcosa e facendone grande tesoro.

Matteo Tonolli

Fearnley “registra” l’ossessione di David per la nicotina già quando il musicista aveva solo 20 anni; @ Gerald Fearnley

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